"porn enjambement" da THE GUILTY MOUSE (il blog di Vittorio Ferrara )

Allen Ginsberg una volta ha scritto che l’unica cosa pornografica che avesse mai visto era stata un sacerdote benedire le bombe al napalm che venivano caricate sugli aerei in missione sul Nord Vietnam questa definizione di pornografia è stata per un paio di generazioni un faro etico ed estetico ora qui e specificatamente in settimana è stata usata pornografia questa


e questa ma nessuno si è inorridito mentre se qui si pubblicasse ancora oggi una foto di mapplethorpe come questa sarebbero in molti a sentirsi offesi eppure la pornografia è sotto gli occhi di tutti ogni giorno in immagini come questa


e così in tante altre consumate quotidianamente cos’è che allora ci fa accettare o rifiutare una determinata immagine? la “velatezza” del/al riferimento? il riferimento in sé? è la “quantità di realtà” che l’immagine porta, dunque, a fare la differenza? la sua “cortesia”? la sua ipocrisia? nella tipologia dei segni secondo Peirce e Morris questa immagine (questo segno) apparterrebbe alla iconicità* diciamo a “seconda vista” e alla indicalità* a “prima vista” (o “svista”)? questa immagine sembra dunque arrogarsi il diritto all’uso di una libertà codificata come l’ enjambement, come di una figura rigidamente regolata che si prende la libertà spiazzante di concludere il proprio senso altrove, o almeno semplicemente “un po’ più in là” ecco una pornografia accettabile sarebbe allora quella che chiuda il proprio senso (“che volgarità!”) almeno appena un poco più in là che questo a prima vista possa sembrare un sedere vi sono pochi dubbi ma questo “enjambement” ci permette di “far finta di non capire” o “capire un po’ più in là” si potrebbe dire “far finta di non vedere” se non avessimo invece perfettamente “già visto” Mappertolphe è l’inaccettabile che richiede un piano di decifrazione culturale una esegesi estetica questa è invece sottocultura e basta


          accettata (?) ma “inaccettabile” come un sacerdote che benedice bombe
           questa è per il topo
chi legge questo blog in africa in australia in canada negli states…? e perché?
*(Ugo Volli – “il nuovo libro della comunicazione” – SEGNI ICONICI i segni (le comunicazioni, i mezzi) caratterizzati da una certa somiglianza strutturale fra il segno (la comunicazione, il mezzo, il messaggio) e ciò che esso comunica (il significato, il referente) che appaiono “fatti alla stessa maniera”. Per esempio: la pittura figurativa, mappa metropolitana, disco SEGNI INDICALI caratterizzati da contiguità fisica o casuale. Per esempio: dito puntato, freccia, manifesto che attira l’attenzione col colore, “mouse” SEGNI SIMBOLICI arbitrari, caratterizzati da un legame convenzionale. Per esempio: linguaggi verbali, scritture alfabetiche, linguaggi di programmazione del computer)

 Fonte: THE GUILTY MOUSE

Commenti

  1. m'inorgoglisce e responsabilizza la prima è bbuona(?) la seconda mi stressa impennata di lettori (!) fratello!

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