Alla mia Fata

se domandassi alla Fata del Dubbio

il colore di ciò che ho desiderato,

a quella del Dolore il sapore

di un ginocchio sbucciato,

se imparassi a ridere come fa un airone,

ritto sulle mie zampe ad aspettare si faccia sera

per trovare un ramo alla mia anima nera,

se fosse solo un grande aquilone

a portare via le mie paure,

a fare di me un aviatore,

se in questo momento

scoppiasse una nuova guerra,

pensa, amore mio, al lavoro,

alla fatica di chi sotterra,

alle speranze di chi vorrebbe

solo salvare la pelle.

Safer Internet Day

Certo che tuffarsi nel vuoto e poi 

riemergere 

non è mai semplice, così 

queste chiacchiere prive di significato, 

ignobili direi se fossi sobrio,

ma così non è,  e poi lo devo 

se voglio sopravvivere...

che il mutuo si deve pagare e anche il cibo o la birra. 

Certo che ad ascoltarvi viene solo voglia di fuggire  e cade 

il trucco naif della provincia,

la borghese presunzione del sapere,

vedo solo la piccola finta gioia di sopravvivere,

senza neanche sapere di stare vivendo,

senza neanche avere immaginato la vita. 

Eppure mi fate paura, 

siete i miei fantasmi, 

la disgrazia che può capitare,

l'incubo da cui non ci si può risvegliare. 

Aspettando il Principe

 Su un palco vuoto tutto può succedere

anche quando tutto è stato già detto, fatto.

 Su un palco vuoto possiamo essere

quello che vogliamo, 

urlare, ridere, come fossimo bambini. 

Su un palco vuoto ritrovarti è facilissimo 

basta chiudere gli occhi e sognare. 

Su un palco vuoto la tua mano cerca la mia

e allora il vuoto sparisce, 

anche il palco non è più necessario. 

Su un palco vuoto ti amo.

Il regalo di Natale - 9 -

Giovanna oggi è pensierosa. Non cè abituata a non viriri Saro davanti al negozio e quannu talia fori dalla vetrina si senti quasi a nura, indifesa, senza a quella presenza.

Nelle matinate, supra allautobussu, aveva visto una cosa strana. Che poi strana non era a pinsarici bonu. Diversa forse, quello sì. Diversa da quello che vireva ogni matina. 

Il fatto è che una cristiana giovane era acchianata alla prima fermata dopo al capolinea. Che lì non acchiana mai nessuno.Che tutti preferiscono farisi cento metri per assittarisi comodi prima della partenza. E comunque questa cristiana ava acchianatu dà e poi alla fermata dopo ancora ava acchianatu un masculu e a idda, che era proprio di facci a Giovanna, accumincianu a arririci locchi e a iddu macari che subito sabbrancicanu uno attaccato allaltro senza pudore, senza curarisi di nenti, affamati comu lupi. Erano lì al centro dellautobussu che cerano macari i posti a sedere e loro mancu i calcolano presi solo dalla prescia di vasarisi.

Giovanna non è una ca si fa problemi pi sti cosi. Ni viri tanti di carusiddi ca saccucciunu e si inturcinianu ma chisti avevano la loro età e poi dà, supra allautobussu! Non si fa! Epperò non cià faceva a non taliarli a di rui, alle smorfie, alle mani, alle minne di chidda cabballariavunu a ogni scaffa, a ogni frinata. E mentri taliava si sinteva quacche cosa che acchianava dai peri e scinneva dalla testa. Qualche cosa ca si fimmava nella panza e poi chiù sutta a fare confusione.

Mentri ci succirevunu queste cose Giovanna aveva pinsato a Saro e alle sue mani sopra alle sue minne e aveva chiuso locchi e non lo sapeva sava addivintatu tutta russa ma era così che si era sentita . 

Forse per questo ora quella assenza ci rava accussì fastidio che altre volte era successo che lui non cera, ma erano state sempre assenze di una para di minutiche poi iddu tornavae si affacciava alla porta e ci riceva: "Tutto bene?" e lei gli rispondeva con un sorriso o con una accalata di test che altro non serviva. Ora invece. Ora era passata chiossai di unora e Giovanna accuminciava a essere tannicchia preoccupata.

cosa vedi oggi?

e poi quando il cielo deve lottare con i casermoni 

di cemento e vetro

e vince,

quando i mostri dalle buffe facce mi sorridono 

dai portali delle chiese, 

ecco, 

allora, mi sento un po' più vivo. 

Come se  quello che con gli occhi, 

con il cuore, cerco 

fosse vero, 

come se quello che sento 

in questa giornata di pioggia 

fosse cibo

sotto un sole improvviso

e la vita stessa solo uno specchio 

in cui tuffarmi per non più riemergere, 

solo un tuo bacio da riconoscere e amare. 

Quarantacinque anni e tre mesi

Quando si abbandona

quando si dona

quando si sorride al vento

quando non ti sento

quando sei indifferente 

quando non ti importa niente

quando ricordi una stupida canzone

quando improvviso sparisce il dolore

quando è già festa

quando si resta

quando ogni cosa è vita

quando l'anima è assopita

quando ci sei

quando conti i miei nei

quando tutto il mondo è fuori

quando finiscono gli amori

quando siamo ancora vivi

buoni, stupidi, cattivi

quando è solo malinconia

quando è sfumata, inattesa poesia.

Hesperus e Phosphorus

La notte è solo un tramonto

tra pagine di libri e carezze,

una intermittenza di stelle

nel tremolio dell'anima.

La notte è cercarti 

con piume e papaveri,

sognando, stringendoti

come fosse ancora giorno,

come tra poco sarà.

è lei il poeta?

Nessuna didascalica frase,

nessuna antologia.

nessuna poesia

che se fossi poeta  arderei ’l mondo.

Mi piace solo inseguire i sogni delle nuvole

e giocare con gli arcobaleni dei miei pensieri,

tenerti per mano

per non perdere la mia.



Il gatto di Alice

Con un sogghigno saltella 

tra mare e cielo, inizia a danzare

e racconta, sornione, un amore…

che di nascosto cancella.

Perché Madamigella si sposa , 

quella monella, 

e nulla sarà più lo stesso.

Nulla, in questa novella.

Così lui pensa, ma non sa 

dei dolci contorni di un bacio,

delle ritrovate carezze,

delle nuove certezze,

che la luna, silente, pennella. 


Disubbidire

“Chiudere gli occhi

per guardare il mondo,

fermarsi

per attraversarlo,

tornare a stupirsi

per comprenderlo”.

La mia penna, gialla e nera,

comprata al mercato,

segna i miei pensieri.

Ogni tanto, capricciosa, si ferma. 

Credo, comunque, che a lei 

non importi poi molto del mio farneticare,

allora continuo, come già fosse ieri.