lori

Era nelle corse incontro al futuro

in quello striscione a fare da muro.

Mano nella mano, ecco tutti noi,

tanti sogni a vibrare in mente, poi.


Era quell'essere adulti, il cercarsi,

per poi ripensare, l'immaginarsi.

È questa la vita, che ci puoi fare,

un bosco muto, un letto d'erbe amare.


Ancora non so se sarà diverso,

non so cosa mai potrà capitare.

Saremo felici? Questo il futuro?


Solo vorrei scriverti questo verso,

guardare di nuovo l'alba, poi il mare.

Con te uno, roccia con roccia, muro.

deep blue

La testa ciondolava fuori dal letto, i piedi sembravano battere il tempo di una canzone. Qualcosa che non c'era, cheppure era presente. 

Quasi senza accorgersene, iniziò a vomitare. Un liquido bluastro come inchiostro rappreso, come il mare schiaffeggiato da un temporale. 

Alla fine, cosa era stata la sua vita? Uno strano sogno lo aveva precipitato dentro un mondo che non era mai stato il suo, che avrebbe potuto essere, che mai aveva preso veramente in considerazione. Era stato comodo farsi cullare dagli eventi, delegare la propria vita, rendersi nel tempo sempre più accondiscendente, barattare la propria autonomia per una sicurezza fittizia. 

Il liquido si allargava sul pavimento, ora era una piccola pozza e un raggio di luce lo schiariva. "Potrei tuffarmici dentro", pensò, ma non riusciva a smettere, come se tutto quel vomito arrivasse da ogni parte del suo corpo. Salisse dai piedi, fino alle gambe, al pene abbandonato, allo stomaco. Come se il cervello raccogliesse tutto per poi espellerlo. Un grande contenitore vuoto che lentamente si riempiva per poi allontanare gli ultimi rimasugli dell'anima. 

Chissà quanto tempo era passato; riuscì ad alzarsi ma, nel farlo, si trovò a scivolare su quel liquame. Un volo. Un volo interminabile, lento, pauroso e bellissimo. 

Il cranio fece crack quando andò a colpire lo spigolo in marmo del mobiletto appena comprato. "Che peccato, ora sarà sporco di sangue". Pronunciò queste parole mentre tutto intorno spariva l'odio verso il lavoro di una vita, verso un matrimonio mal riuscito, verso i parenti, gli amici, le amanti. 

Quando lo ritrovarono sorrideva, ma stentarono a riconoscerlo: non era suo quel sorriso.

[Alfredo] Larva, tricorno, zendale e tabarro

A volte Alfredo riesce a parlare con la gente. 

Non capita spesso però, perchè per lui è abbastanza difficile ordinare le sequenze, scegliere le parole giuste, fidarsi. Preferisce osservare o magari scrivere. Darsi tempo insomma, valutare, creare scenari. 

Se solo avesse mai imparato seriamente a giocare a scacchi sarebbe stato un buon giocatore. Di questo Alfredo è convinto, così come della momentanea realtà di un incontro. 

Di suo Alfredo ha la tendenza a giustificare, a porsi, a tentare di farlo sarebbe più giusto dire, nei panni dell'altro. 

Da dove viene? Cosa dice? Cosa nascondono le sue parole? Perchè si muove in questo modo? Cosa può aver taciuto? Cosa esprime il suo volto? Cosa si aspetta gli venga detto? Come reagisce a quello che ascolta? Ascolta?

In questo guazzabuglio di silenziose domande Alfredo perde traccia di ciò che in realtà avrebbe voluto  e potuto dire. 

Balbetta, esita, sospende le frasi come fossero stracci stesi a un pallido sole. 

Comunque, a volte, Alfredo riesce. Pone in questi casi la maschera più adatta: il distratto, lo studioso, il professionista, l'imbranato... si veste in bauta, insomma,  e raccoglie quel che viene. 

Raramente Alfredo assume lo sguardo, le parole, da sognatore. Qual è, quale vorrebbe essere. 

"Ma come si fa?" dice a se stesso. "Come convivere con la delusione del non essere stato compreso?" si ripete e allora salta il giro, abbozza un sorriso. Elabora nelle ore, nei giorni successivi. Dimentica.

[Alfredo] variazioni nell'indice di rifrazione dell'aria

Alfredo si incammina, sparisce

verso l'azzurro, verso l'orizzonte,

verso quel mare ch'è soltanto un monte.

Alfredo porta braghe corte e maglia,

ha vissuto e l'anima sì, è stanca.

Alfredo non pensa, vuole andare,

rimettersi in moto, ritornare a sognare.

Alfredo osserva, e la strada lo prende,

lo porta con sé: è lei la sua mente.

Barbara

Accumencia a iunnata ittannu acqua 

davanti a porta na via

poi chiuri i sirrandi

sabbia no lettu ca ancora 

i linzola su tutti vagnati 

di surura e malavventu 

di chiantu e siddiu.

Non sinni cura Barbara

chiuri locchi e a viri ancora a casa 

no pizzu da muntagna 

i iatti ca sautunu felici 

assicutannu zazzamiti

u mari allorizzonte. 

Ciava statu cu Pippu 

e i so manu erano delicati 

ruci a so ucca a lingua 

a truvari. U friscu e u ciauru 

pigghiavunu lanima.

[condomini] a vecchia strolica

A vecchia strolica assittata davanti u putticatu parrava cu tutti e cu tutti trafichiava.

Era comu a banca ca tu ci cuntavi i to peni ma macari le gioie e idda incassava muta sulu che taccorgevi dopo tannicchia di tempo ca cerano gli interessi e i favuri e illiccati di saliva pi non sputarici ncoddu. 

Idda u sapeva. Sapeva tutto a strolica. Ma mai ci sintii cuntari offese verso nessuno. Era u so travagghiu e non sammucciava. 

Quannu mossi cera tutto il condominio a farici la processione e macari dagli altri palazzi scinnenu a accompagnarla. 

Mimmagino ca idda ni da vara ci scappau nsorriso. 

22 barrato

Il servizio notturno era la gita,

la fuga,

tra il buio dei quartieri 

il silenzio 

la notte, luna e stelle,

i pazzi e gli ubriachi accanto a noi 

pazziubriachi di vita 

di libertà.

"Andiamo più avanti, aspettiamo alla prossima fermata" 

mi dicevi e 

cosa contava perdere quell'ultima corsa 

se poi correvamo a perdifiato

prima di scoppiare a ridere 

prima di vomitare 

prima di bestemmiare 

prima di rimpiangere

prima di oggi.

Chiovi

Avvòlanu i linzola,

ianchi comu ali,

supra stu celu

ca non si fa cunuttari.

Chianci, rùngula,

comu a mia 

non avi abbentu.

Avvola a tò vuci

nê mê pinseri,

stu desideriu

ca non mi voli lassari.

Fussi na rundinedda

vinissi di tia,

u tempu sulu

pi pùtirti vasari.

chissà se potremo

che tu

che io

si possa

non importa

non importa amore

la notte non è ancora notte

il cielo ha un azzurro che ruba l'aria

e le nuvole disegnano sogni

io e te

io e te sorridiamo come ragazzini

cosa importa 

se si possa

[Alfredo] assenze

Nei piccoli attimi in cui Alfredo si assenta dalla vita tutto perde consistenza, ogni cosa appare avere un senso o non averne nessuno.

Sono momenti non prevedibili, almeno per Alfredo, e non c'è nulla che sembra annunciare tali assenze.

Magari succede anche ad altri, magari è qualcosa di diffuso, ma Alfredo non ha mai chiesto e in fondo neanche gli importa molto saperlo.

I piccoli attimi in cui Alfredo si assenta dalla vita sono, per lui, un inaspettato anticipo del prima, del dopo.

La realtà quando la realtà sparisce.