Il regalo di Natale - 9 -

Giovanna oggi è pensierosa. Non cè abituata a non viriri Saro davanti al negozio e quannu talia fori dalla vetrina si senti quasi a nura, indifesa, senza a quella presenza.

Nelle matinate, supra allautobussu, aveva visto una cosa strana. Che poi strana non era a pinsarici bonu. Diversa forse, quello sì. Diversa da quello che vireva ogni matina. 

Il fatto è che una cristiana giovane era acchianata alla prima fermata dopo al capolinea. Che lì non acchiana mai nessuno.Che tutti preferiscono farisi cento metri per assittarisi comodi prima della partenza. E comunque questa cristiana ava acchianatu dà e poi alla fermata dopo ancora ava acchianatu un masculu e a idda, che era proprio di facci a Giovanna, accumincianu a arririci locchi e a iddu macari che subito sabbrancicanu uno attaccato allaltro senza pudore, senza curarisi di nenti, affamati comu lupi. Erano lì al centro dellautobussu che cerano macari i posti a sedere e loro mancu i calcolano presi solo dalla prescia di vasarisi.

Giovanna non è una ca si fa problemi pi sti cosi. Ni viri tanti di carusiddi ca saccucciunu e si inturcinianu ma chisti avevano la loro età e poi dà, supra allautobussu! Non si fa! Epperò non cià faceva a non taliarli a di rui, alle smorfie, alle mani, alle minne di chidda cabballariavunu a ogni scaffa, a ogni frinata. E mentri taliava si sinteva quacche cosa che acchianava dai peri e scinneva dalla testa. Qualche cosa ca si fimmava nella panza e poi chiù sutta a fare confusione.

Mentri ci succirevunu queste cose Giovanna aveva pinsato a Saro e alle sue mani sopra alle sue minne e aveva chiuso locchi e non lo sapeva sava addivintatu tutta russa ma era così che si era sentita . 

Forse per questo ora quella assenza ci rava accussì fastidio che altre volte era successo che lui non cera, ma erano state sempre assenze di una para di minutiche poi iddu tornavae si affacciava alla porta e ci riceva: "Tutto bene?" e lei gli rispondeva con un sorriso o con una accalata di test che altro non serviva. Ora invece. Ora era passata chiossai di unora e Giovanna accuminciava a essere tannicchia preoccupata.

cosa vedi oggi?

e poi quando il cielo deve lottare con i casermoni 

di cemento e vetro

e vince,

quando i mostri dalle buffe facce mi sorridono 

dai portali delle chiese, 

ecco, 

allora, mi sento un po' più vivo. 

Come se  quello che con gli occhi, 

con il cuore, cerco 

fosse vero, 

come se quello che sento 

in questa giornata di pioggia 

fosse cibo

sotto un sole improvviso

e la vita stessa solo uno specchio 

in cui tuffarmi per non più riemergere, 

solo un tuo bacio da riconoscere e amare. 

Quarantacinque anni e tre mesi

Quando si abbandona

quando si dona

quando si sorride al vento

quando non ti sento

quando sei indifferente 

quando non ti importa niente

quando ricordi una stupida canzone

quando improvviso sparisce il dolore

quando è già festa

quando si resta

quando ogni cosa è vita

quando l'anima è assopita

quando ci sei

quando conti i miei nei

quando tutto il mondo è fuori

quando finiscono gli amori

quando siamo ancora vivi

buoni, stupidi, cattivi

quando è solo malinconia

quando è sfumata, inattesa poesia.

Hesperus e Phosphorus

La notte è solo un tramonto

tra pagine di libri e carezze,

una intermittenza di stelle

nel tremolio dell'anima.

La notte è cercarti 

con piume e papaveri,

sognando, stringendoti

come fosse ancora giorno,

come tra poco sarà.

è lei il poeta?

Nessuna didascalica frase,

nessuna antologia.

nessuna poesia

che se fossi poeta  arderei ’l mondo.

Mi piace solo inseguire i sogni delle nuvole

e giocare con gli arcobaleni dei miei pensieri,

tenerti per mano

per non perdere la mia.



Il gatto di Alice

Con un sogghigno saltella 

tra mare e cielo, inizia a danzare

e racconta, sornione, un amore…

che di nascosto cancella.

Perché Madamigella si sposa , 

quella monella, 

e nulla sarà più lo stesso.

Nulla, in questa novella.

Così lui pensa, ma non sa 

dei dolci contorni di un bacio,

delle ritrovate carezze,

delle nuove certezze,

che la luna, silente, pennella. 


Disubbidire

“Chiudere gli occhi

per guardare il mondo,

fermarsi

per attraversarlo,

tornare a stupirsi

per comprenderlo”.

La mia penna, gialla e nera,

comprata al mercato,

segna i miei pensieri.

Ogni tanto, capricciosa, si ferma. 

Credo, comunque, che a lei 

non importi poi molto del mio farneticare,

allora continuo, come già fosse ieri.

Il regalo di Natale - 8 -

"Teni. Mettila cà. Raccilla accussì a Nitto"

Saro la pigghia e a rapi pi mittirici a lettera. Dentro ci sù cinquanta euro novi novi. Non dici nenti, Saretto, sulu sistema la busta, saluta e nesci.

"Alla prossima!" ci rici chiddu mentre lui chiude la porta e sallontana.

Quando sarritrova nella strada è tuttu emozionato. Certo saddumanna se quei soldi su tutti pi iddu, ma intanto sogna e teni stritta a carpetta prima di farsela scappare dalle mani. Prima di perderla. 

Ava finutu di chioviri. Na vecchia tutta vistuta di niuru abbissava i robbi appinnuti o vastuni.

"Chiuveva, ci rici Saro, iu a vuleva chiamari, ma no sapeva se disturbavo"

La vecchia u talia comu su non capissi quelle parole. Solo ci fa un sorriso, alza la testa a cercare il sole che sta spuntando e poi torna a trasiri na so casuzza che robbi ne manu e senza furiarisi.  A Saro ci resta sulu di turnari e u cori è tuttu cuntentu.

Il regalo di Natale - 7 -

"Trasi! Trasi!" a fare compagnia alla voce non si presenta nessuno però. 

Cè solo la porta ca si rapi di qualche centimetro e ci pari comu na ucca carriri con un suono di ferru arruggiatu. Saro spinge con forza e sarritrova in una stanza in penombra ca pari quasi leggia: una specie di divanetto do culuri dei mattuni, un tavolino di lignu vicinu a chistu, du porti a chiudere tutto.  No sapi caffari Saretto, sulu pensa che forse avissa chiuriri quella che cià alle sue spalle e accussì fa. Nello stesso momento una delle altre due porte si rapi e spunta quello che allinizio ci pari sulu npicciriddu.

"Ti aspettavo! Nitto è un amico e u sacciu che di lui mi posso fidare, mava rittu carrivavi stamatina e accussì fu. Comu ti chiami?"

"Saro. Saro Privitera"

"Piacere Saro. Iu sugnu Gennaru"   

U picciriddu ci runa la mano e sulu in quel momento u carusu si accorge ca ciavi di fronte un cristianu chiossai chiù vecchiu di iddu. Un cristianu che ci arriva sutta i spaddi e ciavi i iammi cutti e rossi. La mano è nicuzza ma stringe quella di Saro con una forza impressionante e chistu capisce quello che cè da capire. 

Fatte le presentazioni il resto è semplice. Il signor Gennaro nesci dalla sacchetta della giacca di casa una busta violetta e ce la passa.

"Mi raccomando, dice quello, non la piegare! Cillai una borsa?"     

Saro si sente come alla visita militare che Gennaro u sta spugghiannu cullocchi, esaminando da testa e peri come a un bambolotto. Saro saffrunta quasi di comu è vistutu, da vavva longa, delle scarpe lodde. Ci rici di no cullocchi e accala la testa.

"Aspetta cà"

Gennaro u lassa nmenzu alla stanza, nesci dalla porta da cui era entrato e poi torna ca ne manu ciavi na specie di carpetta nica di prastica.   

Il regalo di Natale - 6 -

Saro accala la testa e non fa domande che a lui più di quello che gli è stato detto non serve. Ascuta sulu attento l'indirizzo che Nitto gli dice e parte di prescia anche se la casa alla fine non è molto distante. Cè solo da arrivare arreri alla Piazza Dante.

Catania addiventa chiù scurusa quannu chiovi e u niuru do cielu si cunfunni co niuru dei palazzi a fare notte. Saro camina tranquillo. Furia attorno alle machine posteggiate fino a sutta i casi, sauta i laghetti ca nasciunu supra i tombini ntuppati, vannia na so testa allauto ca passunu e fanu onde e schizzi e lurdia ca trasi dappertutto. Le gocce che arrivano dal cielo invece su nichi nichi e trasparenti. Saru sassuppa tutti cosi che a lui non ci danno fastidio. Alla acchianata di Sangiuliano ci veni nella testa tutte le volte che cè stato per la Santuzza e ci scappa no ciriveddu un "Tutti devoti tutti" fuori stagione. Ha scelto la strada più lunga per arrivare, ma tanto la differenza era di picca.

Il palazzo ciavi un purtuni ranni e tante casuzze a lato. In una di queste un bastone con un filo attaccato al muro come a una fionda teni i robbi ad asciugare comu si faceva un tempu. Comu non si viri chiù fari. Forse la padrona non si era accorta cava accuminciatu a chioviri e a Saro ci vinissi di tuppuliari per dircelo ma poi rinuncia che non si sa mai. Accussì trasi dentro il cortile e talia e cerca. A destra e a sinistra due scalinate grandi ma nessun nome. Per fortuna Nitto è stato preciso e lui acchiana senza esitazione a  sinistra fino al primo piano. Dalla scalinata antica si viri tutto l'interno. "Certo ca na vota i sapevunu fari i cosi" pensa, che tutto gli sembra bello macari ca tutto è diroccato. Ancora a sinistra una unica porta prima che la scala continua a acchianare e un campanello. Saro sona e aspetta.