dal balcone di casa

È notte. 

Il lampione disegna una scia di fuoco su questo autunno,

potessi ardere anch'io prima di planare esausto,

prima che venga giorno.

[Alfredo] torte

Sa che serve a poco, anzi non serve proprio a niente, eppure Alfredo non può fare a meno, a volte, di ripensare a quello che è stato a ciò che ha vissuto. Non rimpiange nulla Alfredo perché gli errori per lui sono come quelle bolle che vengono su mentre la torta è nel forno e magari la torta collassa o non  lievita, ma già, a quel punto, quello che doveva accadere e avvenuto e magari il sapore sarà anche buono nella bocca degli altri o lo sputeranno via disgustati. Questo, probabilmente, non ha importanza.

Alfredo ride di questo suo pensare alle torte, alla vita, ma non può non fare a meno di immaginare quelle che si sgonfiano appena tolte dal forno. Cosa mai sarà andato storto? Solo dei pavoni egocentrici? E la ricetta? Meglio non saperlo, pensa, e nel frattempo mette un uovo nella casseruola e attende. Alzando gli occhi un cielo grigio da accarezzare con lo sguardo e alberi e palazzi. Lontano il bagliore di una stanza che si illumina. 

[Alfredo] autunno

“Ma poi perché dovrebbe essere diverso? Perché quello che più non si capisce dovrebbe essere cattivo? Perché ci si dovrebbe muovere sempre avendo di mira solo se stessi, la propria storia?”
Alfredo è ancora più attento, oggi, alle cose, alle persone che incontra, come se solo da quel mondo esterno potessero venir fuori le risposte che cerca.
Il sole ancora scalda e accarezza i corpi e un leggero venticello rende tutto più gioioso. Se non fosse per le strade coperte dalle foglie, per l’assenza dei bambini al parco, delle loro voci, si potrebbe anche pensare a una diversa stagione.
“Forse è proprio questo” pensa Alfredo e riflette, sedendosi sulla panchina, su come sia facile sbagliare quando ci si lasci andare a sommari indizi e sembra quasi più tranquillo per questa sua, in fondo banale, scoperta.
“Forse, invece, continua poi a dire a se stesso,  è solo che ogni cosa nel suo fondo rimane uguale pur cambiando ai nostri occhi. Come se allo zigzagare del mondo interessasse poco di mete e obiettivi che stabiliamo, di vincenti e perdenti che creiamo, del nostro stesso fantasticare”
Scuote la testa, Alfredo, e poi si ferma a fissare le forme di una piccola nuvola, il suo nascondersi tra i rami mentre tutto intorno è fruscio e silenzio.