Filu di vespru - 1 -

Quando andai ad aprire la porta non ci potevo quasi credere, davanti ammia cera una fimmina come poche ne avevo mai viste: alta, minne a inchiririsi locchi, cianchi unni pusari comodo le mani e iammi belle ritte come a colonne... un rialu di Dio, insomma. In pochi secondi me lero cucinata e digerita e mero innamorato anche, però, mannaggia!, mi scappau sulu un:
"Buongiorno! Desidera?"
"Buongiorno - rispose lei- mi scusi se la disturbo, sono la dottoressa Pagnozzi dello studio notarile Grotz. Cercavo il signor Buonamico. So che vive in questo palazzo, lo conosce?"
Minchia che fortuna! Cercava ammia.
"Sì sono io, in che cosa posso servirla? - e poi subito dopo con l'occhio sguercio da pleibboi - Prego, vuole trasiri?"
Lei evidentemente non lo sapeva se ciavevo detto la verità, che per un momento mi passi di vederla dubbiosa, ma comunque, pò sì e pò no, entrò.
Dopo essersi seduta sopra al divano, senza farimi vedere niente, che si chiuriu le cosce accavallandole come a una vera signora, accuminciau a parrari.
"Finalmente la trovo signor Buonamico - e mabbiau un sorriso- probabilmente lei si starà chiedendo il motivo della mia visita... ecco, scusi la mia brutalità ma... credo sia meglio così... ecco...io sono qui perché lei, signor Buonamico. Lei, lei ha un fratello".
Qui fece una pausa pecchè forse saspetttava un mio gesto di sorpresa e, in effetti, un po' di sorpresa da parte mia ci fù, ma solo pecchè la signorina spostandosi per avvicinarsi di più a me, che mi doveva confidare questa minchiata, mostrò ancora meglio quello che cera sotto la camicetta e cè da dire che la natura proprio le voleva bene alla carusidda.
"E allora signor Buonamico?"
Astutai locchi e marrupigghiai.
"Ma mia madre...". Mi nisciu fora.
"Sì lo so, lo so -continuò lei- credo proprio che non le abbia mai detto che...".
"Ma pecchè?" continuai, e qui mi passi di vedere, nellespressione di quella, qualcosa di strano, come una che sa bene di cosa parla.
"Lei era piccolo... sua madre era rimasta da poco vedova, e... insomma... suo fratello ora vorrebbe conoscerla".
Comunque, per farla breve, io, Cirino Buonamico di fu Crispino e Benedetta Brancitelli, mi ritrovai a non essere più figghiu unico.
Questa cosa del fratello, in fondo, non mi dispiaceva assai, che io mai cenavevo avuto di frati, e mancu di soru a dire la verità, pecchè la mamma, Dio labbia in gloria, senera andata non appena maveva visto nesciri dal paradiso e mio padre aveva preferito futtiri a sbafo e senza muddichi invece di maritarisi di novu; infatti, io ero cresciuto di nicunicu con tante zie e con mia nonna Rosa la quale ciaveva avuto il suo bel daffare cummia anche se mi aveva voluto sempre bene, ma questo è un altro discorso.

Commenti

  1. beh che intenzioni hai? Micalovorrailasciare solo appena ha scoperto il fratello stu povirazzo?
    :-* ahira

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  2. Ma no :-) Per un po' vivrà ancora il mischino :-)

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