Avanti

Fermo davanti alla porta della prigione di Tegel, era libero. Ancora ieri insieme agli altri aveva raccolto patate nei campi dietro il penitenziario, vestito da forzato, ora se ne andava attorno con un soprabito giallo, leggero, gli altri stavano ancora dietro a raccogliere le patate, lui era libero. Lasciava i tram passargli dinanzi uno dopo l'altro e lui teneva poggiata la schiena alla parete rossa e non si moveva. Il custode gli passò dinanzi un paio di volte e gli mostrò il suo tram; ma lui non si moveva. Il momento terribile era venuto (terribile, Franz, perché terribile?). I quattro anni erano passati. I ferrei battenti neri della porta, che da un anno egli aveva osservato con crescente avversione (avversione, perché avversione?) s'erano chiusi dietro a lui. L'avevano messo fuori. (Incipit tratto da Berlin Alexanderplatz di Alfred Döblin)

Che fare? Che fare ora? Decise di non utilizzare la vettura. Iniziò a camminare ritmicamente. Un piede, un altro.Nella testa una vecchia marcia militare, attorno silenzio. Camminò e camminò (ma dove vai Franz? Dove fuggi?). Le gambe bruciano e il fiato diventa pesante poi una curva e la gente. Confusione, rumori di passi e risa e parole che entrano e escono e vivono come se avessero senso, ordine. Io non ho bisogno di tutto questo. Non ho più bisogno. Che confusione. Franz non ha proprio bisogno di sentire altro, di vedere altro e così il buon Franz, Franz la volpe, Franz la bestia afferra per il colletto un signore seduto in un'osteria. La donna che gli siede accanto si ritrae e guarda Franz inorridita. Ha paura, ma non deve, non devi avere paura bella signora. Vedi non è te che sto colpendo. Non sei tu questo straccio tinto di rosso. No, non è cattivo Biberkopf. Lui vuole solo che tutto torni ad avere un ordine, ad avere un senso. L'uomo e la donna poco prima bevevano e ora lui giace a terra. Sangue, sangue ovunque e gente che urla, confusione. Fermati Franz, fermati. Basta così, basta. L'uomo e la donna poco prima bevevano e ora hanno già dimenticato, ridevano e ora non sanno più di cosa. Franz si ferma e aspetta vicino alla vetrina, le mani sono sporche di sangue e quello gocciola fino a macchiare la strada. Avanti, andare avanti doveva (avanti Franz, avanti). La pena è stata scontata, tutto è stato regolato (avanti Franz, avanti). Avanti sì, ma io non posso, non posso più.

Il testo partecipa a EDS incipit come anche:

Hombre - Tutto quello che non sopporto
Melusina - Una giornata qualunque
Lillina - Alter ego
Mario - Aefula
MaiMaturo - Quello che sono disposto a raccontarvi 
Singlemamma - La voce - the voice
La Donna Camèl - 4 maggio
Melusina - bis - Ed essi andarono 
  • (elenco in aggiornamento)

Commenti

  1. Bravo Dario!A me piace molto.
    I concetti di "senso" e di "ordine" sono davvero relativi...

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  2. Ecco, tutto ciò che scrivi mi piace, ora mica so se le regole le hai rispettate tutte, per me non ha importanza. Bello!

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  3. Non hai scelto una cosa semplice da continuare, non un'atmosfera facile.
    Epperò ci sei riuscito più che bene. Plauso

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  4. Drammatico. Hai avuto un bel coraggio e una mano sicura. L'atmosfera, azzardo, è quasi kafkiana.

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  5. @MM quasi tutto è relativo :-)
    @lillina le regole sono necessarie e necessariamente devono essere infrante :-)
    @Hombre ho provato a uccidere sul nascere un libro che amo :)
    @melusina da queste poche righe potrebbe essere :-) più che coraggio incoscienza :-)

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  6. Non conosco questo autore, però a giudicare dal frammento mi pare che stai sul pezzo, alla grande anche.

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  7. ho scovato qualcosa che non hai letto!?! :-)

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  8. Ma che mi hai preso per Pico della Mirandolina per caso? :P

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  9. concordo con melusina e l'atmosfera quasi kafkiana.

    bello, complimenti :)

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