Matilda

 

Io a Bellafonte lho conosciuto pecchè cera Filippo che ci passau una estate intera mentre che eravamo insieme. Era stato che quellanno avevamo fatto un mese di collegio per colpa di una vecchia che sera messa a tirare la borsetta così forte che io ero caduto dalla vespa e per fortuna non mi ero fatto male solo che il tempo di risalire mero trovato con le mani di uno sbirro addosso e la faccia unchiata di coppa.
Insomma comunque ci era andata bene che il giudice aveva visto che era la prima vota e poi eravamo nichi e allora ceravamo stati solo un mese a cuntari i muschi e dopo era arrivato il caldo e il prete ci aveva preso nella colonia che ci dava il comune per laltro mese che ci mancava.
Filippo spariva dopo la preghiera della mattina che non lo diceva mai a me cosa faceva e dopo spuntava  direttamente a mare che sera accattatu una radio con le cassette e ciaveva questa di bellafonte che ce la metteva sempre e poi macari era anchelunica.
Diceva che ce laveva data sua madre ma io lo sapevo che non poteva essere che sua madre allargava le cosce nel continente e nessuno lo sapeva in che città travagghiava mentre lui stava cu sò nanna. Comunque queste non sono cose che si possono rimproverare a un amico che poi ognuno è libero di credere quello che vuole. Lui dicevo veniva con questa radio piazzata nellaricchi e il volume al massimo e camminando si annacava per la gioia di qualche volontario di quelli che aiutavano a Don Gino.
Che noi lo sapevamo che per passare qualche capriccio in più ci sarebbe bastato darici il biscottino a qualcuno di quelli ma per un mese non ne valeva la pena e così ci divertivamo solo a farli sbrugghiari tannicchia che di più non ci interessava..
La spiaggia era quasi sempre vuota che la stagione non era ancora iniziata anche se si stava bene al sole e già ci eravamo abbronzati e si puteva fari il bagno macari. Quelli che montavano le cabine nel lido vicino travagghiavano dalla matina fino alla sira e noi ci avevamo fatto amicizia che quando si fermavano per mangiare noi ci avvicinavamo. Il fatto è che il nostro pranzo era a ora di colazione. Che un cristiano non mangia alle dodici. E noi invece sì e per giunta dopo non si puteva manco fare il bagno.
"Ma a scola ci iti?"
"Ma quali scola? Chicciiemu a fari?"
"E bravi! Accussì ni viremu macari lanno prossimo"
"Macchiddici Franco? Fu una disgrazia la nostra!"
Franco era quello più simpatico e anche il più caruso che di sicuro ancora non ciaveva mancu vintanni. Ammucciuni ogni tanto ci dava nacari tannicchia di vino e noi ciavevamo cuntato dello scippo.
"E quanto cera nella borsa?"
"Cinque euri"
"Un lavoro di fino insomma"
"Ahu! Chistu cera!"
Filippo laveva guardato incazzusu che non lo sopportava di essere pigghiatu po culu ma Franco laveva smontato arrirennu che dopo un pò anche noi lo avevamo seguito.
Lui cera stato macari al collegio ma ciaveva passato due anni che aveva pungiuto a uno per una questione di onore. Però non aveva voluto cuntari chiossai solo che non ci voleva tornare e che era stato fortunato che aveva trovato questo travagghio che lo chiamavano o spissu per i lavori di fatica.
Io e Filippo aspettavamo che fineva di mangiari e poi ci salutavamo e noi tornavamo a priari che nel pomeriggio cera anche il rosario. Lui invece si allontanava che non capivamo bene dove andava solo che scumpareva ogni giorno dietro a una casetta arancione che era lunica in muratura che cera in tutta la spiaggia.
"Sarà ca caca" diceva Filippo e io ridevo che quello era un appuntamento preciso come con la zita.
Lultimo giorno Filippo arrivò nella spiaggia tutto pulito e ordinato e  fischiettando che io la conoscevo quella canzone che lavevo sentita tante volte. Aveva posato la radio sopra alla sabbia e sera spogliato come negli spogliarelli della televisione aspettando che tutti lo taliassero. Poi quando ciaveva fatto venire la bava a tutti i chierichetti aveva messo la radio a tutto volume e aveva accuminnciato a ballare. Furiava a piedi nudi nella spiaggia con una mano allaria e con laltra che si teneva la minchia dura. Ero scoppiato a ridere e dopo lavevo seguito anche io che era troppo divertente anche se ero meno bravo di lui.
"E bravi! E bravi! Unaltro mese non ve lo leva nessuno!"
Era la voce di Don Gino che lavevano avvertito ed era corso fuori dalla chiesa tuttu suratu con la sua panza che abballava insieme a noi.
Insomma per quella minchiata veramente ci fecero fare un mese dentro in più che questa veramente fu una ingiustizia. Ma in quel momento non ci pensavamo che ancora ridevamo.
Mentre salivamo dietro la rete che separava la colonia dal lido vistumu a Franco che ci guardava e sorrideva come a uno che se lo immaginava. Vicino a lui cerano sei cuccioli che giocavano e cialliccavano le scarpe.



Scritto per l'Eds arancione del grande cocomero proposto da La Donna Camèl.

Lo hanno fatto anche:
Melusina con Latte o limone?
La Donna Camèl. con Condomini 
Lillina con PC gate
Pendolante con Giuseppe
Hombre con Essere Johann Cruijff
Calikanto con La torta di amarene
Angela con Notte insonne con gatti rosso arancio
Cielo con Jamaica discromatica
Melusina con La pappa!
Singlemama con In pirlo veritas
Leuconoe con Tequila sunrise
Marco C. con La stessa tonalità
Fulvia con Il quadro capovolto
Lillina con Maracaibo
La Donna Camèl con Pronto soccorso

Commenti

  1. Sei sempre super veloce e bravo.
    Ah ti dovevo dire sei la disgrazia di mio marito, non capisce un tubo del tuo siciliano e si incazza dicendo : ma perchè non scrive in italiano? Vieni qua questo che significa? "
    Ecco so già che se per caso LDC fa un altro libro dovrò fare da interprete... il blog no quello non lo legge.

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  2. Lollone! Ma a parte il divertimento, noto e faccio notare una volta di più la coerenza del mondo che ti sei creato e che descrivi nei tuoi racconti. È come se i brani fossero tutti collegati da un filo conduttore unico e originale, un marchio di fabbrica da scrittore vero.

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  3. @lillina lo so che sei ottima traduttrice... e poi saprai farmi perdonare :-)

    @melusina è una delle cose più belle che potevi dirmi - e non parlo dello scrittore vero :-) -

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  4. È vero quel che dice Melusina, anch'io ho notato un filo conduttore non solo nei tuoi racconti, ma nel non deludere mai le aspettative

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  5. È magnifico, ma davvero davvero.
    Giuro.

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  6. Bella l'atmosfera, bello il tono, belli i personaggi. E il dialetto - ma io non faccio testo, ché dei dialetti m'innamoro facilmente - gli dà non una, ma mille marce in più.
    Signor Dario, tanti tanti applausi per lei! :)

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  7. Grazie Veronica, anche io ho quel "difetto" :-)

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