Incanto


Io di quella donna non sacciu dire assai. Nemmeno il nome. Non lo so quali erano i suoi segreti.
Nunzio quando ce la feci vedere indicandola con la testa disse solo: “Minchia! “
E dentro a quella parola  lui però non ci misi niente di volgare. Era più sorpresa direi. Come a quando uno ciavi vogghia di un gelato e allimprovviso tarriva sutta u naso un cono con la panna  pronta per essere alliccata.
Io la canuscii quasi un anno prima. Il primo giorno di marzo. Ero andato a mangiare una fetta di carne di cavallo da Don Ciccio u scarparu. Nella sua chianca vicino al cimitero.
Lui lo chiamavano così perché quando era nico suo padre non lo voleva con lui nella macelleria e allora lo aveva mandato a fari u caruso da Tino Indelicato u curtignu. Tutto il giorno ad attaccare tacchi e a respirare veleno. Ciccio cera rimasto solo una para di anni . Poi quella colla gli aveva spaccato i polmoni. Ancora adesso sputacchiava a destra e a manca mentre con il muscarolo teneva vivo il fuoco.
Lei era spuntata la davanti allimprovviso. Da una vanedda scurusa. Alta. Bionda. Un culu a mannulinu pronto a fari musica e un sorriso come a un sogno.
Non era però un fatto di biddizza. Ci sono donne più belle di sicuro. E anche altre fimmine create per fariti sbrugghiari.  E però a tutte quelle ci mancava  qualcosa.  Ora lo capivo. Ora lo sapevo.
Passando lei laria fermadella via si era spostata come dincanto e tutti ci eravamo girati fino a vederla sparire in mezzo alla notte. Fino a quando rimase solo la fiamma alta e caura del fuculari. E locchi di Don Ciccio. Due occhi come a un cane in calore.
Poi arrivò lestate e io la incontrai di nuovo un pomeriggio vicino al chiosco. Lei si era fermata a prendere un selz limone e sale e io invece ciavevo la mia birra a  farimi frisco.  Era come essere al cinema. Insomma lei era lì  ma però era come se non cera. Noi potevamo solo goderci lo spettacolo. Essere contenti. Sognare. Non continuò assai però. Il tempo di sentire di nuovo quellaria spostarsi come a un ciato di mare e tutto finiu.
Lultima volta infine fu una misata dopo di averla incontrata con  Nunzio. Lei ciaveva una foto  grande nel giornale. Ci avevano tagliato la gola come a un capretto e poi lavevano ittata in una sciara.
“La polizia brancola ancora nel buio “ cera scritto.

Scritto per l'EDS - Il sesto senso - proposto da La Donna Camèl  con le seguenti regole:
Racconta una cosa che non sai definire.
Entro il 24 giugno a mezzanotte.
Non usare mai la parola che.

Partecipano:

Melusina con C’era quella cosa
Melusina con Serenissima
Hombre con Io, L’amministratore e la signora grassa
Pendolante con Il viaggio
*Cla con Mercoledì
Lillina con Quel certo non so che
La Donna Camel con Io non c'entro

Commenti

  1. Ma come fai, come fai... Con questa facilità sorniona, si direbbe, eppure sotto quanto denso è il non detto. Maestro.

    RispondiElimina
  2. io, invece, vorrei saper scrivere come te :-)

    RispondiElimina
  3. Oh, che sorpresa! Grazie ReAnto :-)

    RispondiElimina
  4. Quando ti leggo mi sembra di lanciarmi su una lastra di ghiaccio e scivolare fino in fondo, per scoprire che lo spazio é troppo poco e il bel gioco é già finito. Ti viene così facile come sembra?

    RispondiElimina
  5. No affatto, cioè sì se inizio ma vado bene solo nei 50 metri :-)

    RispondiElimina
  6. Si, capisco. Anche io ho problemi do resistenza :-)

    RispondiElimina
  7. Mavi fattu veniri vogghia di fari un savuto da Don Ciccio u scarparo.
    (perdoname il dariese non corretto)

    RispondiElimina
  8. Ah, mi hai riportato a casa!

    RispondiElimina
  9. Che devo dire ora io? Hanno detto già tutto loro ed io sottoscrivo.
    Sei davvero un maestro, quasi quasi faccio un figlio solo per poterlo portare a scuola da te.

    RispondiElimina
  10. @ Hombre Don Ciccio ringrazia e ricambia :-)

    @ *cla Che bella cosa :-)

    @ lillina non prendermi come scusa :-P

    RispondiElimina
  11. che splendore!
    singlemama sloggata

    RispondiElimina

Posta un commento