Thomas, Pollicino e il tonno


Apre gli occhi e si guarda attorno. E’ piena notte. Le panchine sono tutte occupate da migranti. In una di esse sono in due, spalla contro spalla. Forse non hanno voluto svegliarlo, forse parlavano tra loro prima di addormentarsi. Nessun segno del vecchio.
Michele rassetta i vestiti e si incammina verso casa anche se non sa bene come arrivarci. Poi si accorge di una fermata del bus e tra le linee possibili una che conosce ed allora decide che saranno quei cartelli i suoi sassolini bianchi. Il Pollicino-Michele cammina, cammina che arriva a casa stanco e con un po’ di fame addosso. Senza spogliarsi mette su una raccolta di David Thomas dei  Pere Ubu e apre una grossa lattina di tonno. Nel farlo lascia gocciolare buona parte dell’olio sulla maglia, sui pantaloni, a terra. Non ha voglia di pulire, però. Mette un po’ di carta sul pavimento e poi mangia inzuppando delle strisce di pane nella lattina. Sollevando pezzi di tonno come se quello fosse una forchetta. Giulia lo trova così. Arriva anche lei un po’ sfatta e molto più ubriaca. Ha un trucco leggero, hot pants colorati e canotta bianca su scarpe dal tacco altissimo.
“Cosa fai?” domanda.
“Mangio”
“A quest’ora?”
“Sì”
Giulia prende anche lei del pane e prova a contendergli l’ultimo pezzo di tonno. I due si ritrovano a guerreggiare con piccole spade unte d’olio, ma non vince nessuno che tutto cade a terra mentre ridono come bimbi.
“Ti amo” gli dice Giulia tra le risa.
“Ti amo” risponde Michele.
E’ la cosa più semplice da dire, l’unica.



«Wise men say only fools rush in
But I can’t help falling in love with you
Shall I say Would it be a sin?
If I can’t help falling in love with you

Like a river flows surely to the sea
Darling so it goes
Some things are meant to be
Take my hand, take my whole life too
For I can’t help falling in love with you

Like a river flows surely to the sea
Darling so it goes
Some things are meant to be 
Take my hand, take my whole life too
For I can’t help falling in love with you»

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