Antonino Uccello, un maestro terrone - un rubalavoro - in Brianza

Sa tacca a la corrent la perteghetta
la filovia la va
In d’on cantòn da la piazza Cavour
sott’a la lus al neon ona baldracca
la batt nervosa ol tacch.

(Poesie brianzole, 1962)








E sbatti casa casa comu spola,
arredda e-ffrisca: n cuocciu ri crugnola
sì, na iurnata i gghiugnu quannu u vientu
arrimisca laura
e-ddo cielu cari u frummientu.

(Janiattini, 1968)



Antonino Uccello nasce a Canicattini l'11 Settembre 1922. Compie gli studi magistrali a Noto, dove pubblica i primi versi di poesia. Nel 1944 sposa Anna Caligiore e si stabilisce a Palazzolo. Emigra nel  1947 in Lombardia e insegna nelle scuole elementari della Brianza. Nelle fredde nebbie del Nord nasce e si precisa l’idea della Casa-museo. Nasce da profondi motivi e urgenze che lo incalzano già da anni: la perdita di un patrimonio culturale da parte di un popolo, quello siciliano, avviato in quegli anni verso un tragico e devastante esodo. Da qui nasce la voglia, la “missione” tutta laica di salvare gli oggetti di una cultura destinata alla scomparsa. In Brianza Uccello porta tanti oggetti della civiltà contadina e li presenta in mostre d’arte presso famose gallerie del Nord. Questi oggetti (cucchiai in legno, collari, presepi in legno d’arancio, chiavi di carretto, sculture in ferro “fiori” del carretto) facevano la spola fra Palazzolo e la Brianza. Pubblicò i primissimi versi a Noto: furono i suoi compagni di scuola a “sponsorizzare” le sue liriche giovanili. Ma fu in Lombardia che si formò come poeta di raffinata cultura: a Milano frequentò i cenacoli culturali che si stringevano attorno a Elio Vittorini e intrecciò amicizie con Ernesto Treccani, Piero Chiara, Luciano Budigna, Ugo Bernasconi, Tono Zancanaro. In questo periodo escono le prime raccolte di POESIE: Sulla porta chiusa (1957), Triale (1957), La notte d'Ascensione (1958).
Nel 1959 pubblica per i tipi di Vanni Scheiwiller Canti del Val di Noto, che segnano il suo progressivo orientarsi verso la ricerca etno-antropologica. Sotto la spinta dello studio della poesia popolare e di una serie di rilevamenti sul campo per conto dell’Accademia di Santa Cecilia e del Centro Nazionale Studi Musica Popolare di Roma, ma soprattutto con l’affinamento degli strumenti critici a seguito della lettura dei “Quaderni dal Carcere” di A. Gramsci, esce il primo vero studio di taglio antropologico, anche se ancora una volta orientato allo studio della letteratura popolare, Risorgimento e società nei canti popolari siciliani (1962, ristampato nel 1978): sorta di antistoria del Risorgimento italiano. Nel frattempo (1960) Uccello ha posto fine alla permanenza nel Nord Italia e ritorna nella sua Palazzolo, dove acquista un antico palazzo (Palazzo Ferla, sec. XVIII). Qui trasporta quegli oggetti raccolti nell’area iblea in attesa di una definitiva sistemazione. Nel 1965 pubblica un altro studio di poesia popolare Carcere e mafia nei canti popolari siciliani, libro che suscitò una ridda di polemiche per il tema trattato e in quanto si collocava fra quegli studi  che presentavano un diverso volto del Risorgimento italiano: quello visto attraverso l’ottica dei vinti. Coerente agli allora prevalenti interessi negli studi demologici orientati verso la letteratura e l’arte popolare pubblica il volume Pitture su vetro del popolo siciliano (1968). Gli anni che seguono immediatamente sono impiegati da Uccello nella realizzazione del suo “capolavoro”: la Casa-museo di Palazzolo, inaugurata nel 1971. Da questo momento la ricerca di Uccello si precisa impegnandosi nello studio dei diversi aspetti della cultura popolare, soprattutto contadina: escono in rapida successione La casa museo di Palazzolo Acreide (1972), La civiltà del legno in Sicilia (1973), dedicato all’arte lignea dei pastori e alla cultura contadina iblea, Amore e matrimonio nella vita del popolo siciliano (1976), Tessitura popolare in Sicilia (1978), Pani e dolci di Sicilia (1978), Il presepe popolare in  Sicilia (1979), Bovari pecorai e curatuli. Cultura casearia in Sicilia (uscito postumo nel 1980 e pubblicato dagli Amici). Uccello muore il 29 Ottobre 1979. E’ sepolto a Canicattini Bagni.

Poesie e testi tratti da: La Casa-museo di Antonino Uccello

Commenti

  1. ...e intanto oggi in prima pagina su "La Provincia" di Como c'è la notizia che il sindaco di Valmorea (vicino al confine svizzero) vuole costruire un autodromo di quelli super a Olgiate Comasco e dintorni. (c'è una "zona depressa", si vede che è boschiva e soggetta a vincoli e non ci si può costruire...)
    Posso mandarlo a Canicattini e avere in cambio duecento terroni presi a caso?

    Grazie! Non ne sapevo niente.

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  2. Non sia mai, quelli sono tutti mafiosi e poi ignoranti, anche, che lo dice pure il ministro che al sud i voti sono regalati e poi anche se salissero avrebbero di certo, prima o poi, l'orrenda pretesa di voler tornare nella loro terra :-)

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  3. ...uhm, e la sciura Gelmini, da Brescia a Reggio Calabbria per passare gli esami? e ul fioeu del Bossi? tutti terroni, quando serve.

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  4. Giuliano credo che potremmo continuare per molto tale è l'ammasso di sciocchezze partorite da questi signori in brevissimo tempo (per tacere delle vicende personali):-(

    ps bellissima l'ultima trovata delle tradizioni sportive, dovrò ripassare gli albi Panini? :-)

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  5. E allora chiudo: la poesia in siciliano è magnifica!
    Mi si è aperto il cuore, questa è musica e sono contento d'aver avuto a che fare con tutti questi terroni (oh, mica tutti buoni!), perché così capisco Eduardo, Massimo Troisi, e anche attìa, Dariuzzo.
    (PS: i leghisti "baldracca" lo capiscono al volo, fa parte del loro background culturale...)

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