La lettura



La sera di quello stesso giorno incominciai a leggere il poema di Omero intitolato Odissea. Furono i primi versi di quell’opera, che ricordo ancora a memoria (Parlami, o Mu­sa, dell’uomo ingegnoso e scaltro che dovette vagare a lun­go, dopo avere distrutto la sacra roccaforte di Troia, ec­cetera), a introdurmi in un mondo meraviglioso e per me sconosciuto: quello della lettura! Mi buttai a leggere con la stessa dedizione che gli uomini, in genere, dedicano ad al­tri piaceri, per esempio al corteggiamento delle donne o ai giochi d’azzardo; e continuai per quattro anni, ininterrot­tamente, con le sole pause del riposo e del tempo che do­vevo dedicare al servizio del mio padrone. Imparai tutte, o quasi tutte, le cose più importanti che erano state pensate e scritte prima della mia nascita; mi abituai a guardare il mondo con cento occhi, anziché con i miei due soli, e a sen­tire nella mia testa cento pensieri diversi, anziché il mio so­lo pensiero. Diventai consapevole di me stesso e degli altri. Gli uomini, senza la lettura , non conoscono che una piccolissima parte delle cose che potrebbero conoscere. Credono di essere felici perché fottono, si riempiono le pance di ci­bo e di vino e addolciscono le loro vite con questi piaceri, assolutamente uguali per tutti; ma la lettura gli darebbe cen­to, mille vite, e una sapienza e un dominio sulle cose del mondo che appartengono solamente agli dei. Io, almeno, ne sono convinto.

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