Tapallara - 5 -

Erano già quasi usciti. Vincenzo pigghiò le chiavi per chiudere la porta ma poi saccorse che nella stanza doverano stati era rimasta addumata la cannila.
Rientrò veloceveloce e lastutò tra le dita.

Un paio di ore prima tenendola per mano aveva guidato Ninuzza in mezzo allombre dell'ingresso e solo quando erano arrivati davanti a quellultima porta aveva tirato fuori dalla tasca della giacca per addumarlo quel pezzo di cira che sera portato da casa. Erano entrati così in camera da letto. Come in una processione. Poi lui aveva posato il lumino e i pospira sopra al comò e aveva iniziato a baciarla.

La sua faccia era russa come quella del diavolo ma le sue dita erano fredde a sentirle dentro le mutanne di tila. A Ninuzza ci scappò una risata muta quando Vincenzo iniziò a trafficare con i ganci del reggipetto che pareva un carusittu della chiesa. Uno di quelli che non lanno conosciuta e tuccata mai una fimmina vera.
Ummuttau sopra il letto e astutò quella fiamma traditrice. Poi voltandosi cominciò a spugghiarisi lentalenta.
Quel giorno sava misu una camicetta tutta ianca con gli sbuffi nel collo e una gonnellina blu rittaritta che celaveva regalata una vicina di casa.
Cera rimasta male per questo quando serano incontrati. Lui non ciaveva fatto nemmeno un complimento. Come se lei non ciavesse studiato tanto prima di scegliere e mittirisi quelle cose.
Voleva sembrare bella. Farlo sentire orgoglioso. E invece...
Aveva comunque fatto finta di niente per quella scortesia e laveva seguito come se non ciavesse avuto importanza. Ora però voleva stare solo attenta a posarli bene quei vestiti. Poteva sempre capitare che quacche conoscente virennula nella strada si fissassi a taliari una piega di troppo della sua gonna per poi cuntari cose strane in giro oppure che nella foga Vincenzo strappasse quacche cosa.
Ma la causa più vera di quello scuro era che Ninuzza saffruntava di livarisi tutto davanti a lui. Di ristari a nura davanti a un masculo. Quando finì però si rese conto che locchi oramai serano abituati addù niuru e vutannusi saccorse anche che a Vincenzo non cera dispiaciuto assai di taliare. Anzi. Tutto a nura e senza cummigghiarisi dove cera bisogno pareva un signore messo comodo in prima fila a teatro.
Tirò un sospiro la palummedda. Oramai non poteva più tornare indietro. Era tardi. E non voleva correre il rischio darritirarisi di nuovo a casa con la faccia russa che quando cera capitato dopo che erano andati al cinema ciaveva dovuto raccontare minchiate supra a minchiate a suo madre. Per non metterla in agitazione. Per continuare a nesciri.
Senza parlare addumau di nuovo la cannila e poi si sdraiò vicino a iddu aspettando con locchi chiusi.
Laveva sempre immaginato quel momento e anche se laveva visto fare allanimali quella cosa e aveva sentito le voci e i sospiri dei cristiani quando si cuccavano la notte e conosceva bene le puccarie che voleva farci fare il vecchio ancora non lo sapeva veramente quello che succedeva nellamore. Quello vero intendo. Pensava a baci e carizzi. A giochi e parole. Vincenzo invece pareva addivintato muto. Con una mano ci fece aprire le cosce e poi ciacchianau di sopra. Non è che Ninuzza sentì dolore assai. No chistu no. Anzi forse nemmeno ci dispiaciu. Ma quando iddu si levò che aveva finito lei era come se non ciaveva più parole per lui. E continuò.

Commenti

  1. ti sei fermato sul più bello!!!

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  2. in generale pensavo fosse fuori misura per un blog... continuerà comunque :-)

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  3. maccosa dici?!
    quella vita anticata,quelli sentimenti non corrosi dalla civiltà,genuini...
    sono delle perle..
    credo passerai alla storia

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  4. Bene... aspetterò Godot allora ;-)

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  5. Dario, se ti va, t'invito a partecipare al gioco letterario "come eravamo". trovi più informazioni sul mio blog... un caro saluto.

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  6. Claudio non scrivo da tempo cose nuove... comunque proverò :-)

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