In cucina un mago fa apparire mille viaggiatori - 10 - fine


Quannu si mettunu nella machina pi tunnari a casa sono stanchi.
Ognuno è come dentro ai propri pinseri. E cè chi è contento. Chi è triste. Cu pensa alle vacanze che finiscono. Cu vulissi solo lamore. Chi si sente sola.
Isauro ciavi la testa appoggiata al finestrino. Lassa che le cose scorrono veloci e cerca di non metterli a fuoco. Era un gioco che faceva anche da picciriddo. Si sforzava di chianciri e poi non sasciugava locchi e tutto addivintava misterioso come nelle favole. Che quando le cose sono poco chiare possono essere qualunque cosa unu voli.
Si fa lassari a casa e li saluta. Ora non lo sa proprio se ha voglia di vederli ancora. Cheppoi non la sa spiegare questa cosa. Non è per loro. Anzi.
E' cumu se in pochi giorni il mondo lo avissi messo alla prova. Vuole solo riflettere. Decidere.
Acchiana a casa e saluta a sua madre e ci fa un sorriso macari che non succedeva da tempo.
"Tutto bene?"
"Si o ma'! Tutto a posto. E tu?"
"Nenti. Sempri a stissa. Ti va un piatto di pasta?"
I due sassettano e mangiano in silenzio. Ogni tanto susunu la testa del piatto per taliarsi.  Niente televisione stasera. Non cè bisogno del mondo là fuori.
"Senti chiffà? Vegnu cuttia dumani? Ti rugnu una mano cu i sicchi dacqua"
Michela lo talia sorpresa. Ma sorpresa non è la parola giusta che tannicchia se lo aspettava oppure lo desiderava solo.
"Certo! Suvvoi!"
"Sì!"
Isauro si susi e sparecchia poi si furia di scatto.
"Ma cuttutti i nomi ca cerano proprio quello di una schiava mava mettiri?" addumanna.
"Sì! Ma quella è ribelle e addiventa libera" ci risponde sua madre.