[eroi] Giggiriva



Io l'eroe che sempre mi è piaciuto è Giggiriva. Lui Giggiriva era un calciatore che i giovani forse non lo sanno che non ne hanno mai sentito parlare. Lui ha giocato nel Cagliari che è stata la sua squadra per sempre e anche nell'Italia che ha segnato gol importanti.
Giggiriva è il mio eroe perché segnava sempre e anche a me mi sarebbe piaciuto essere come lui.
Io tiravo i calci alla palla e quando ero vicino alla porta chiudevo gli occhi e allora mi sembrava che c'era lui vicino che così il tiro mi veniva più potente quasi come quelli suoi che una volta ha bucato anche una rete.
A me mi piaceva così tanto Giggiriva che per un po' ho anche ritagliato le notizie che leggevo di lui dai giornali della parrucchiera. Io ci andavo con mia madre e lei e le altre clienti mi rimproveravano per questo fatto ma poi mi perdonavano che mia madre diceva "E' picciriddu" e loro sorridevano.
Io attaccavo i Giggiriva di carta in un quaderno grande e poi mi leggevo cento volte tutte le sue storie come quando gli hanno rotto le gambe quelli dell'altra squadra o il gol di ginocchio che aveva segnato.
Io a Giggiriva ci vorrei dire che lui ha continuato a essere il mio eroe e anche ora.
Ciao Giggiriva che non lo so se sei morto che alla televisione non ti ho più visto ma ti saluto lo stesso.

Ermanno Rea (Napoli, 28/07/1927 – Roma, 13/09/2016)

«Amici, non scherzo, noi amavamo Bagnoli. Perché rappresentava mille cose insieme ma, prima di tutto, perché incarnava ai nostri occhi una salutare contro-cartolina della città. Una contro-cartolina che trasformava in alacrità l'indolenza, in precisione l'approssimazione, in razionalità l'irragionevolezza, in ordine il caos, in rigore la rilassatezza. L'amavamo perché introduceva in una città inquinata - la Napoli della guerra fredda, dell'abusivismo selvaggio, del contrabbando - valori inusuali: la solidarietà; l'orgoglio di chi si guadagna la vita esponendo ogni giorno il proprio torace alle temperature dell'altoforno; l'etica del lavoro; il senso della legalità...»
«Molti» soggiunse «non mi credono quando dico che questa è stata una città fondamentalmente proletaria. Quello che anzi mi pare oggi in via di volontaria cancellazione è forse proprio questa tradizione, questo vecchio cuore.»

La dismissione, 2002

Santiago del Cile, 11 Settembre 1973



"Sicuramente questa sarà l'ultima opportunità in cui posso rivolgermi a voi. La Forza Aerea ha bombardato le antenne di Radio Magallanes. Le mie parole non contengono amarezza bensì disinganno. Che siano esse un castigo morale per coloro che hanno tradito il giuramento: soldati del Cile, comandanti in capo titolari, l'ammiraglio Merino, che si è autodesignato comandante dell'Armata, oltre al signor Mendoza, vile generale che solo ieri manifestava fedeltà e lealtà al Governo, e che si è anche autonominato Direttore Generale dei carabinieri. Di fronte a questi fatti non mi resta che dire ai lavoratori: Non rinuncerò!
Trovandomi in questa tappa della storia, pagherò con la vita la lealtà al popolo. E vi dico con certezza che il seme affidato alla coscienza degna di migliaia di Cileni, non potrà essere estirpato completamente. Hanno la forza, potranno sottometterci, ma i processi sociali non si fermano né con il crimine né con la forza. La storia è nostra e la fanno i popoli.
Lavoratori della mia Patria: voglio ringraziarvi per la lealtà che avete sempre avuto, per la fiducia che avete sempre riservato ad un uomo che fu solo interprete di un grande desiderio di giustizia, che giurò di rispettare la Costituzione e la Legge, e cosi fece. In questo momento conclusivo, l'ultimo in cui posso rivolgermi a voi, voglio che traiate insegnamento dalla lezione: il capitale straniero, l'imperialismo, uniti alla reazione, crearono il clima affinché le Forze Armate rompessero la tradizione, quella che gli insegnò il generale Schneider e riaffermò il comandante Ayala, vittime dello stesso settore sociale che oggi starà aspettando, con aiuto straniero, di riconquistare il potere per continuare a difendere i loro profitti e i loro privilegi.
Mi rivolgo a voi, soprattutto alla modesta donna della nostra terra, alla contadina che credette in noi, alla madre che seppe della nostra preoccupazione per i bambini. Mi rivolgo ai professionisti della Patria, ai professionisti patrioti che continuarono a lavorare contro la sedizione auspicata dalle associazioni di professionisti, dalle associazioni classiste che difesero anche i vantaggi di una società capitalista.
Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che cantarono e si abbandonarono all'allegria e allo spirito di lotta. Mi rivolgo all'uomo del Cile, all'operaio, al contadino, all'intellettuale, a quelli che saranno perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo ha fatto la sua comparsa già da qualche tempo; negli attentati terroristi, facendo saltare i ponti, tagliando le linee ferroviarie, distruggendo gli oleodotti e i gasdotti, nel silenzio di coloro che avevano l'obbligo di procedere.
Erano d'accordo. La storia li giudicherà.
Sicuramente Radio Magallanes sarà zittita e il metallo tranquillo della mia voce non vi giungerà più. Non importa. Continuerete a sentirla. Starò sempre insieme a voi. Perlomeno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno che fu leale con la Patria.
Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi. Il popolo non deve farsi annientare né crivellare, ma non può nemmeno umiliarsi.
Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l'uomo libero, per costruire una società migliore.
Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!
Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sarà invano, sono certo che, almeno, sarà una lezione morale che castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento."

Quell'anno si continuava a nascere, si ammazzavano presidenti, qualcuno scriveva canzoni

Questa notte, la prima voce al risveglio gracchiava:
The times they are a changin'”,
ed era tutto perfetto, pensavo:
era perfetto quel risveglio
e la data e il ricordo
di un vissuto. Un sogno.
Era tutto perfetto, insomma.
Sì, certo, quasi perfetto, a rifletterci,
ma di sicuro lo sarebbe potuto essere,
perfetto intendo.
Lo sarebbe potuto essere, mi dicevo,
se non fosse stato casuale quell'accadere,
se non fossero stati casuali questi cinquantatré anni,
questi cinquantatré anni passati qui, sull'A1,
a svegliarsi dopo mezzanotte su questo pezzo,
questo pezzo che dice “The times they are a changin'”.
Tutto sarebbe stato perfetto senza questi cinquantatré anni,
senza inseguire nel buio
distributori di metano o la sagoma di un TIR, senza
il risveglio
di un caffè bruciato.
“Your sons and your daughters” cantava Bob e io, intanto,
io
rimettevo in moto verso casa.
Sai Bob, gli avrei voluto dire, sai Bob…
ma non mi uscivano parole,
così sono andato.

libri

che mi ricordi ho sempre letto, i libri di scuola, quelli regalati dalle suore, le preghiere sui santini, i fotoromanzi delle cugine, Mandrake e Capitan Miki, Tex e il Corriere dei Piccoli, e poi le composizioni dei prodotti stipati in bagno o i bugiardini delle medicine, Supersex o Topolino. Ho sempre letto, vorace, disordinato, curioso. Crescendo le letture sono diventate una sfida, libri che oggi non leggerei se non fosse indispensabile farlo, libri di cui capivo poco, forse, ma che mi costringevano a dare loro tutta la mia attenzione. Ho continuato fin quasi al matrimonio, poi una lenta discesa. Ho letto sempre meno, è stato sempre più difficile scegliere tra i titoli. Quando ho cambiato città e ho dovuto abbandonare i miei di libri ho riscoperto le biblioteche (frequentate sporadicamente al liceo). La scusa ufficiale era data dai figli, la costanza dal potersi aggirare tra gli scaffali senza grossi impedimenti e piluccare tra i volumi fino ad arrivare alla scelta dei cinque testi da poter portare a casa e divorare o scartare. I figli sono cresciuti, la biblioteca è stata chiusa, io sono sprofondato sempre più nelle Paludi della Tristezza...
Ho ripreso in questi giorni con un ciclo aperitivo (Una serie di sfortunati eventi)  ho proseguito con un robusto piatto completo (l'autobiografia, godibilissima, di Hobsbawm)* e finalmente sono arrivato al dolce (Atti osceni in luogo privato di Marco Missiroli)**. Sono sempre disordinato, ma va bene così. Spero solo che continui la voglia...


* " Il 25 gennaio 1933 il partito comunista organizzò l’ultima sua manifestazione legale, una marcia di massa nel buio di Berlino, che terminò al quartier generale del partito, il Liebknechthaus in Bülowplatz (oggi Rosa-Luxemburg-Platz), in risposta a una provocatoria parata di massa delle SA nella stessa piazza. Vi partecipai, presumibilmente, con altri compagni dell’SSB, anche se non mi ricordo di loro.
Dopo il sesso, l’attività che permette di combinare al massimo grado esperienze corporee con intense emozioni è la partecipazione a una manifestazione di massa in tempi di grande esaltazione pubblica. Ma al contrario del sesso, che è essenzialmente individuale, una manifestazione di massa è un’esperienza per sua natura collettiva e al contrario dell’orgasmo – almeno per gli uomini – la si può prolungare per ore. D’altro canto, al pari del sesso, implica un’azione fïsica – marciare, urlare slogan, cantare – attraverso la quale si esprime la fusione dell’individuo nella massa, e questa è l’essenza dell’esperienza collettiva. Fu un evento indimenticabile[...]"

** "Mi appoggiò la testa sulla spalla, – Ma tu aggiri sempre il dolore così, Libero?
Per aggirarlo usavo il sesso, il cinema, il cibo. A volte la letteratura. E lei come lo aggirava? Con il sesso, con il nuoto, e con l’insegnamento".

Buttane - Alfiuccia

Alfiuccia non è veramente una fimmina però è capace di farti andare nel paradiso megghiu di tante altre che fimmine sono solo allanagrafe.
Quannu lassau a sò casa ciaveva sedici anni che suo padre non la sopportava chiù la vergogna, però so matri arrinisciu ad aiutarla che ci trovò una stanza dentro alla casa di un suo parente.
Ciavevano tenuto le iaddine lì dentro fino al giorno prima, ma Alfiuccia arrinisciu a sistemarlo quel buco anche se ci mancava pure il cesso e per doccia ciaveva il tubo di gomma. Lei per i suoi bisogni sinni ieva al bar macari che ogni volta ci faceva senso lì dentro specie se ci doveva arrivare quando cera gente. Però era diventata amica del barista. Lui era sempre gentile con lei e lei forse sera anche innamorata macari ca non successi mai nenti tra di loro.
Il primo cliente arrivau presto. Arreri alla Villa che lei sera fatta una passiata e un vecchio ci sassittau vicino e accuminciau a tuccari. Alfiuccia era immobile che non sapeva che fare e si scantava macari, ma quello pinsau a tuttu iddu che ci pigghiau a manu e la guidò dove e come ci piaceva. Quannu tuttu finiu Alfiuccia non si sposto. Ferma, immobile come a una statua delle chiese, ma nella sacchetta ciaveva dieci euro che prima non cerano.    

Buttane - Mena

Mena ciaveva accuminciatu ranni a travagghiari. Il marito celavevano messo nel collegio che ava ammazzatu uno che laveva fatto ingelosire. Ci diceva ca sa futteva e che però non ce lavrebbe perdonato e che poi sarebbe toccato a lei fare la stessa fine. La polizia era arrivata prima però e lavvocato per la difesa sera accontentato di vederla arrivare ogni sera nell'ufficio.
Mena prima pulizziava le stanze  e poi ciarriscialava lanima a quel porco.Quando era finito il processo lei sera licenziata che trentanni di suvvizza non lavissi supportati.
Accussì sera confessata con una sua vecchia compagna di scuola, unamica, e aveva accuminciato a travagghiari insieme a lei. Erano brave insieme e molto ricercate, cappoi lo dice anche la pubblicità che dui è megghiu di una.
Ora si sono ritirate e lei nel frattempo ha divorziato. Saccattanu macari una casa insemula. Ogni tanto si fanno un viaggio oppuri nesciunu per andare al cinema o al teatro che la vita può addivintari macari piacevole.  

Buttane - Catina a sciancata

Nella acchianata di Santa Lucia Martire cè un pisolu che è tutto smangiato. Chistu è u puntu unni esercita Catina a sciancata. E prima di idda so matri e prima ancora so nonna e così via che se lavissuru segnati tutti lantenati fussuru stati chiossai di quelli delle pagine della Bibbia.
Lei non è proprio una biddizza, però è onesta no so misteri e se può una carizzedda nel prezzo la fa con piacere.
Catina cammina sempri cu nu vastuni eleganti che quando era carusidda ce laveva rialato un onorevole in persona. Dice che quel regalo era stato pecché lei aveva resistito per cinque giorni di fila allassalti di baionetta di quel cristiano e alla fine aveva vinto che sera stancato prima lui.
Ora che sera fatta chiatta di culu e che minni calati i so clienti erano soprattutto vecchi e accussì a lei ci bastava sulu una carizza per consolarli che a fare altro la maggior parte non ciarrinisceva.