martedì 10 novembre 2009

Araziu. Vita errabonda di un sincero furfante (4)

Araziu non ne sapeva assai di fimmine. Cioè di quelle vere che uno ci nesci e ci parra. Delle fimmine che si toccano e che uno poi ci futti macari.
Lui canusceva i cani e lanimali e le cose dette dagli amici e quelle viste alla televisione o supra i giornali. Una vota era anche andato al cinema con i suoi compagni che erano stati loro ad insistere ma non cera piaciuto assai che dopo cinque minuti e una minata no cessu ci era passato tutto linteresse.
Sara accuminciau alliccannuci u cuddu. Ammuttannu con tutto il loro peso le sue minne sopra il petto di lui. U carusu però pareva un manichino senzanima. Si vireva ca mancava collaborazione e lei ciaveva troppa esperienza per non immaginarlo subito il motivo. Accussì non disse niente e continuò a travagghiari con la lingua. Voleva arrialarci qualcosa in più addù babbasunazzu e lidee non ci mancavano.
Senza spugghiarlo ca cera friddu arrinisciu dopo tannicchia a infilarici la mano ne mutanni. U capiu subito che non ce ne aveva assai quel bastone cauru di campari e accussì non persi altro tempo e saccalau per metterlo al caldo na ucca.
Araziu non ciavissa mai criruto che poteva essere così bello. Le gambe ci stavano tremando e il cuore ci batteva come a quando era nico e curreva na campagna sopra alla bicicletta. Chiuriu locchi e non pinsò più a niente. Era come trovarsi nel paradiso che se anche lui non cera mai stato era sicuro che Dio li doveva fare per forza a tutti i cristiani boni sti riali.
Allimprovviso sintiu un botto. Forte. Fortissimo. La testa ci girava. Si sinteva senza forze. Rapiu locchi ma Sara non cera chiù. E mancu u trenu.

lunedì 9 novembre 2009

Speranze (note su un muro)

Non ci vorrà poi molto.
Anche io sono il vecchio al crocicchio
che si aggrappa e resiste,
anche colui che ne ha cancellato il nome,
anche il padrone
di quest'oggi già chiuso.
Solo il futuro non ha resistito,
dentro i cuori, le menti mutato,
venduto, oltraggiato
da cinque zecchini.
No, non ci vorrà poi molto, ripeto.
E sorrido.

domenica 8 novembre 2009

Se ti tagliassero a pezzetti



Se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.

Ti ho trovata lungo il fiume
che suonavi una foglia di fiore
che cantavi parole leggere, parole d'amore
ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso.

Rosa gialla rosa di rame
mai ballato così a lungo
lungo il filo della notte sulle pietre del giorno
io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino
alla fine siamo caduti sopra il fieno.

Persa per molto persa per poco
presa sul serio presa per gioco
non c'è stato molto da dire o da pensare
la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera
spettinata da tutti i venti della sera.

E adesso aspetterò domani
per avere nostalgia
signora libertà signorina fantasia
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

T'ho incrociata alla stazione
che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell'altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino.

Ma se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.

Araziu. Vita errabonda di un sincero furfante (3)

Il treno sera fermato nella campagna. Araziu fici forza sopra il finestrino e saffacciau la testa per controllare. Da quel lato si immaginava che ci doveva essere il mare anche se era lontano. Soddisfatto della cosa ci vosi dare una taliata anche dallaltro lato. Solo terra. Scavata frisca e con una rete a fare da protezione.
Scinnenu che già vicino alle porte si vedevano tante lucine rosse accese proprio come lumini al cimitero. Laria era frisca e nel cielo poche stelle ciavevano avuto vogghia di nesciri fora. Nessuno protestava o faceva domande solo ogni tanto qualche carrozza si astutava tutta e allora partiva qualche friscata che addivintava un battimani appena la luce tornava.
Araziu non ciaveva più molto da dire. Si tineva le mani dentro alle tasche e furiava di qua e di là appoggiandosi sopra i tacchi. Sara lo taliava un poco strana. La sigaretta tirata troppo forte ogni tanto si illuminava tutta e i so occhi macari.
"Ciai freddo?"
"Sì tannicchia. Me lo immaginavo che era megghiu se mi portavo un cappotto!"
"Cinnai soddi?"
"Certo! Come partivo allora?"
"Veni cummia! Tanto quanto accumenciano accussì ci vuole tempo"
Araziu sentì un po' di batticuore e una piccola scossa sotto la panza quando una mano si intrufulò dentro alla sacchetta dei suoi causi e pigghiau la sua. Ficinu una decina di metri senza dire chiù nenti poi lei visti quello che doveva essere il posto giusto. Un fosso vicino ai binari ammucciato da un pezzo di sciara. Per arrivarci cera un pezzo di terra battuta che forse era di quando avevano costruito la ferrovia oppure era merito di qualche picuraro.
Sara ci lassau la mano veloce per spingerlo quasi a forza dentro a quel nascondiglio

sabato 7 novembre 2009

Araziu. Vita errabonda di un sincero furfante (2)

Fu vicino al ponte dellAlcantara che il treno si fermò di botto e che Araziu per quella frinata si visti arrivari due minni na facci. "A scusari! A scusari!" fu sulu capaci di dire come se era colpa sua quella novità. Per fortuna la fimmina non sera fatta nenti a parte lo scantazzo e anche sopra al treno pareva tutto tranquillo.
Dopo tannicchia di silenzio tra un colpo di tosse e una taliata di sgambesciu accumincianu a parrari. La creatura si chiamava Sara e Araziu si presentò e ci cuntau che cosa aveva fatto e che cosa stava andando a fare e insomma addivintanu amici comu sulu supra a un treno si può diventare.
Sara anche lei parrau. Ci rissi che faceva cumpagnia ai masculi a Giardini e che insomma anche quello era un travagghiu. Lei per farlo partiva ogni giorno di pomeriggio do futtinu a Catania cullautobussu e tornava nelle matinate che lì ciaveva la casa e poi era più sicuro. A dire la verità allinizio non ce ne aveva avuta assai Sara voglia di parrari ma poi si era lasciata andare davanti a quello. Che cera sembrato un bravo carusu dopotutto. Eppoi aveva ancora vogghia di crederci che ne esistono di carusi accussì.
Insomma assittati sopra quel treno mezzo vuoto quei due non se ne accorsero assai del tempo che passava. Della notte che ammucciava ogni cosa.
"Senti scendiamo a fumare una sigaretta?"
Araziu non fumava. Veramente una vota ciaveva anche provato che era in campagna ma il risultato fu che dopo il primo colpo di tosse u muzzucuni ciavvulau sopra alla pagghia che per poco non faceva un disastro.
"Insomma che fai?" ci spiau ancora Sara che si era già alzata.
"Sì, sì, aspetta!" fu la risposta di quello.