[Alfredo] isole



Alfredo guarda lontano. E’ tornato al parco e questa volta ha scelto di sedersi al sole. C’è stato un po’ di freddo nei giorni precedenti e le ossa iniziano a far male.
Sembra assorto Alfredo, in effetti quando inizia a guardare così per lui tutto scompare e dentro la sua testa inizia un lavorio fatto di coincidenze e assonanze ed elementi esterni e fughe scontate verso pensieri privi di significato.
Ecco oggi è iniziato tutto da un movimento strano che gli era sembrato di scorgere tra due alberi.
“Un coniglio” si era detto e subito però era arrivato quel rubasogni di un Walt  con il suo panciotto e l’orologio che un po’ gli ricordava quello ricevuto dal nonno, chissà se era davvero così alto il prestigio dei ferrovieri un tempo in quell'Italia fascista fatta di treni in orario e confini, pensare che solo pochi anni qualcuno aveva parlato di vacanze, magari in un isola, a Ustica o sulle Tremiti, a Pantelleria.
Ci sarebbe tornato volentieri Alfredo a Pantelleria, c’era stato da giovane. Lui che non sapeva neppure nuotare, prigioniero di un luogo e di gente straordinaria, chissà cosa hanno in comune gli isolani e i montanari, forse solo il legame forte con la propria terra, l’appartenenza, un po’ come il sentirsi ancora comunista, il graffio della gatta a chi si avvicina ai suoi piccoli, il sapore di una granita alla mandorla in una mattina d’agosto, il fuoco.
Il sole inizia a dare fastidio, Alfredo si alza e si dirige verso casa. Il piccolo parco è deserto, solo un ragazzo che si avvicina a lui e lo ferma per chiedergli dei soldi, qualcosa da mangiare. Ha quel finto abbigliamento americano da ghetto che il vecchio odia e dignità. Alfredo decide che può fidarsi. Saranno in due a tavola, oggi, a dividere il pasto.

Fonte immagine: “PANTELLERIA” by mauro is licensed under CC BY 2.0

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