[Alfredo] Nomi


Alfredo aveva sempre sofferto il fatto di non saper dare nomi precisi alle piante, di non essere in grado di distinguere tra salici e pioppi, tra olmi e lecci, tra querce e tamerici.
Tante volte aveva provato a superare questa sua mancanza, soprattutto riguardo agli alberi. Per farlo ne aveva letto con attenzione le storie sui libri, acquistato vecchi volumi con disegni bellissimi, visitato, tutte le volte che poteva, gli orti delle città in cui si trovava.
Grazie a questo aveva imparato ad aver paura dell’alito mortale del tasso, a sorridere del chiasso del bagolaro, ad aver pietà di chi aiutò Giuda, a cercare il cipresso e il suo gemello nei momenti di fame, ma nonostante tutto ancora si confondeva, anche quando aveva solo un riconoscibilissimo, maestoso Cedro di fronte ai propri occhi. A nulla serviva imprecare contro la propria ribelle memoria, contro quel ricordarsi le inezie dimenticando il necessario.

Nella sua passeggiata mattutina quel giorno era stato attratto da  un albero che gli pareva di non aver mai visto. Era ai margini della città. La verde chioma tondeggiante poggiava su un tronco così alto che sembrava voler dividere il cielo.
Poco distante sorgeva un piccolo parco giochi: uno scivolo, una altalena doppia, una vasca di sabbia. Su una panchina sedeva un vecchio, guardava un bimbo indaffarato ad arrampicarsi sulla scaletta di quel regno momentaneamente solo suo.
Alfredo chiese informazioni senza successo. Si avvicinò allora ancora più alla pianta, sperando in un cartello o in un improbabile rinsavirsi della propria memoria. Giunto quasi a toccarne la corteccia gli parve di udire una flebile voce. Qualcosa di misterioso e musicale. Poggiò allora l’orecchio al tronco e, senza ragione, iniziò a piangere. Gli succedeva sempre più spesso con l’avanzare dell’età. Quasi a rispondere a quel pianto la voce divenne più chiara, ora sembrava quasi cantare.
Fu così che Alfredo seppe di quell'essere e questo bastò.
Ritornando verso casa il vecchio volle chiedergli, forse per deriderlo:
“Allora? Ha scoperto qualcosa?”
Alfredo lo guardò sorridendo:
“Quel faggio vive” rispose.


Fonte immagine: “Faggio” by Luigi Mengato is licensed under CC BY 2.0

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