Araziu. Vita errabonda di un sincero furfante (11)

"Nenti. Non ti preoccupari. Facemu accussì..."
Mario laveva presi veramemente in simpatia a quelli. Forse più a lei che a lui visto che ogni occasione era bona a darici una toccatina a Sara ma insomma li voleva aiutare.
"Io ciaiu a me cucinu che parte ogni simana con il camion per la Germania. Che ci porta la frutta o i mobili o lanimali. Insomma quello che ci capita e che ci danno. Voi ora viniti cummia che vi porto a me casa e vi rati nabbissata e vi lavati macari e poi tra qualche giorno acchianate sopra il camion e partite che a Roma ci passate di sicuro."
E mentre diceva queste cose locchi ci cascavano sempre chiù o spissu supra i minni della fimmina e le mani ciaccarezzavano u culu a quella sempre più spudoratamente. Sara u lassava fari che insomma non è che laffari erano andati bene fino a quel punto e i venti euri non lo sapeva proprio se ce la facevano ad arrivare ne so sacchetti. Araziu invece a dire la verità tannicchia ci dava fastidio quella cosa e però lidea di quel viaggio tranquillo ci piaceva che tanto fretta non cenera e poi pinsannuci non sa puteva pigghiari che Sara quello era u sò misteri e lui non cenaveva proprietà.
Mario u fici acchianari supra a lapa darreri e misi in moto. Sara era invece davanti con lui che si vedeva che faticava a starici che lo spazio era veramente poco.
La giornata era spuntata buona con un suli che accarezzava piano la pelle senza infastidire assai. Araziu pigghiau un pessicu e lentamente tra uno scossone e laltro accuminciau a mangiarselo. Era ruci comu u zuccuru. Comu a ucca di Sara. Comu a speranza.

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