L'assessore Carnazza

La mia vita è un inferno. Prendete oggi per esempio, chiuso in questo ufficio a non fare un cazzo che potevo, invece, benissimo andare a trovare a Margherita, che non c'era nemmeno suo marito a casa. Ma si sa uno che fa politica ogni tanto deve pure stare chiuso a fare finta di travagghiare perché allora dopo ci sono gli scassaminchia che parlono e uno serio come a me magari si ritrova a doversi giustificare senza avere nessuna colpa. Mah!
E che la gente non lo sa come ci si deve muovere in queste cose, che di uffici uno che ci sa fare non ne ha bisogno, e comunque vah... vediamo queste carte. Chista no, chista mancu, guarda, guarda, c'è anche la firma per quel bastardo di Grosso. Ora ci facemu un bello sghezzo addù pezzu di merda.
"Pronto? Sono l'assessore Carnazza. C'è il ragioniere Grosso?" (Usacciu ca ci sì, bastardo) "Pronto Grosso, come va? Ciò qui la pratica tua... come? Certo, certo... però vedi c'è un problema...no, no, niente di importante e che così non la posso firmare. Come? No, non è possibile; sì, sì, ciavevo pensato anch'io... quando? Nooo, subito non può essere, qua ciò troppo lavoro... domani, sì domani, ni pigghiamu un cafè. Vabbene allora... ti saluto, a domani"
Mi voleva fottere u cunnutu, non lo sapeva che ciò fatto il segretario per vent'anni a Don Nino? Ora u futtu iu!

"Tu non mi racconti mai niente, non so nulla di te... scommetto che a to mugghieri invece ci dici ogni cosa...!"
"Macchidici Margherita. Veni. Venicca ca parramu. Aspetta però. Aspetta. Prima facci un regalo a stu mischinazzu di cassutta. Ah! Accussì. Accussì. Brava. Brava. Ora ti cuntu. Queste sono cose che sanno poche persone ma io non lo dovevo fare il politico. Mia madre mi voleva sacerdote e io per qualche anno lò pure ascoltata che già mi vedevo ca coppula russa. Però se non cè la passione prima o poi te ne accorgi che non va bene e la mia passione si chiamava Ciuzza e ciaveva quindici anni. Io la vedevo ogni volta che ritornavo a casa dal seminario e una volta ci siamo visti bene e conosciuti anche come dice la bibbia. Insomma per farla breve lei arristau incinta e io non ci potti andare più a cantari missa. Stavamo quasi per sposarci per questo quando una malatia si portò a idda e a me figghiu. Ah! Ah! Non ti distrarre però pi sti cosi brutti. Ah! Accussì. Piano. Piano. Per mia fortuna in quel periodo a Don Ninu u sinnacu ci serviva un uomo di fiducia che quello che ciaveva avevano deciso di mandarlo a visitare u pararisu e io che avevo fatto le scuole ero quello giusto per sostituirlo. Minsignau tutto quel galantuomo di stu misteri che figurati che quando ummazzano la sua famigghia mi disse di pigghiari tutti i suoi affari per concluderli e non dispiacere nessuno. Macchiffai! Ti fimmasti di novu? Ora non ti cuntu chiù nenti. Aaaah... allora sei curiosa... o ti piaci u viscottu? Dove ero rimasto? A mia me lanno proposto tante volte di diventare sindaco ma fino a quacche anno fa non si poteva più. Cerano troppi strani ricordi nellaria. U sai vero a cosa mi riferisco? Muta. No. Non marrispunniri. Continua! Continua! Ah! Ah! Santissima addolorata!"

Ero appiccicato al cellulare quando una carusidda si avvicinò di faccia a mia. Robba frisca. Quindici, sedici anni appena.
"Ma io a lei lo vista alla televisione. Lei è lassessore Caddazza..."
"Carnazza, signorina, Carnazza!"
"Carnazza sì! Ma lei ma pò dari una mano?"
"Dipende... chicciaggiuva?"
"Vede... me frati è da un paru di misi al collegio e mia madre non sapi come affari picchè è sula"
"E tuo padre?"
"Ummazzanu mischinazzu. A iddu che mai niente a nessuno aveva fatto"
"Vabbene và... macchivvoi di mia?"
"Un travagghio... qualcosa"
Marrirenu locchi. A picciridda ciaveva tutte le cose a posto. Ma non si può rischiari na sti affari.
"U sapeva iu! Senti... tu lo sai comè difficile. Ma tu chissai fari? Cillai i scoli?"
"Chiddi vasci eccellenza"
"Boni semu allura!"
La nicuzza mi guardò come una iattaredda, poi accuminciau a chianciri. Io non cela faccio a resistere a queste cose. Mi fici dare tutti i suoi dati e telefonai a un mio amico giornalista. A chistu ci dissi di fare nesciri questa storia nel giornale per fare una colletta insomma. Ci cuntai pure che io ciavevo dato mille euri alla carusidda per fare tirare avanti quacche giorno alla famigghia.
Lei sera calmata ed era stata attenta a tutta la discussione. Forse saspettava veramente che io avissi nisciuto fora il portafoglio. Si viri che era nicuzza e inesperta. La taliai con dolcezza come se fosse stata na me iattaredda e ci feci una carizza per salutarla. Era ancora presto per farci altro. Poi mi vutai e minnii.
Faceva troppo caldo e avevo vogghia di un gelato.

Commenti

  1. CIAO CARO, IO MI CHIAMO CARNAZZA DI NOME E DI FATTO...CARINI I TUOI RACCONTI...MI PIACCIONO

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