Lu Santu Currau - 8 -

Seduto sulla comoda poltrona del suo studiolo il Barone Li Causi osservava compiaciuto la lunga teoria di marionette che adornava la parete posta di fronte allo scrittoio. Un solo spazio vuoto sul muro e su quello spazio una targhetta: "Lu Santu Currau".
Quel pezzo era certamente costato molto più di quanto avesse previsto, ma non era quello a contrariarlo quanto piuttosto la paura di una delazione che sarebbe potuta costare cara al suo prestigio, tanto più in quei tempi di disordini e crisi di governo, ma la collezione era, finalmente, completa, e nessuno, nessuno, sarebbe riuscito a portargliela via.
Trentanove pezzi perfetti, recuperati in ogni modo sin da quando, semplice gabellota, girava di paese in paese a riscuotere e a punire. Il Barone li aveva fatti trasportare in una grande masseria, trasformata in una delle sue stanze a teatro, e lì aveva disposto le marionette così
come apparivano su di un quadro che da piccolo mirava estasiato e che era posto in una delle sale del Castellotto.
La collezione era stata un dono elargito, con magnificenza e grazia come si leggeva sul lungo nastro rosso posto alla base del dipinto, dal Re in persona ai suoi fedeli sudditi per festeggiare la nascita del piccolo Ippazio Alessandro Filippo Augusto Principe della Prugna e Cavaliere dell'Ordine della S. Castagnola di Vizzini. Li Causi ne conosceva ogni particolare, ogni crepa. Ne ignorava solo la storia, la lunga gestazione. Nessuna fonte l'aveva informato del fatto che quando il quadro era stato ultimato già da tempo il povero Ippazio aveva abbandonato questo mondo. Di lui era rimasta solo quella effige, e forse per un po', in qualcuno, il ricordo.

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