La parmigiana

E accussì lho fatto. Vincenzo me lo diceva sempre al telefono:
"Totò ma chi ci stai a fari dassutta? Acchiana che tanto su non ti piaci puoi scinniri quannu vuoi!" e io veramente macari ciavevo voglia di cangiari e però "tantu tuttu u munnu e paisi" ci rispondevo a lui ma in realtà ero curioso.
Così sarà un misi che acchianai nella padania dove cè Bossi quello che sputazza che però qui una vota erano tutti cumunisti mi rissi Vincenzo.
Io e lui ora abitiamo nella stissa casa. Una specie di pezzo del lego di nove piani che tuttattorno ci sunu altri due pezzi accussì e case più basse e la campagna e un parco nicu chinu di cinisi quando cè bel tempo e di cani a passeggio quannu chiovi.
Qui certu i cristiani su strani e io dicissi una bugia a confessare che mi trovo bene ma mali no questo per ora non lo posso dire.
Vincenzu nesci la matina che deve prendere lautostrada e io mi fazzu una passiata apperi oppure pigghiu lautobussu che arriva al centro. Che poi non ci sarebbe mancu bisogno di pigghiarlo che questa città è nicuzza e anche se mi dicono che è importante è che cera il Duca prima a mia mi pari come uno dei tanti paisazzi che ci sono vicino a Catania. Che a Vescovi e a Principi e a palazzi e reggie noi non ci siamo fatti mancari mai nenti.
Io ancora sono come a un turista e guardo e furio e ascuto comu se non capissi nenti. Io cè ne avrei di domande ma per ora me le tengo per me che prima o poi capiterà di poterle fare a qualcuno. Io a esempio la cosa che non ho capito è perchè la parmigiana si chiama accussì se poi qui non la sanno fare.
Oggi mentre ero fuori mi fimmanu che volevano unintervista. A mia! Ca ci mancavunu scecchi a fera! Io ci rissi di sì tanto per sentire chi vulevano e così ho saputo che i vigili ciavevano fatto una plastica nella facci di un carusazzu e che loro volevano capire cosa ne pensava la gente. Ora a pinsarici na sta città ci sunu tanti niuri che io li vedo travagghiari dappertutto e allora mi domando ma su chisti si ni vannu cu ci leva a munnizza nelle strade ai parmigiani e cu ci pulizia u culu ai loro vecchi e cu ci fa i pumpini ai bastardi ca furiunu che machinuni pigghiati a credito?
Ma tutte queste cose non cè lho dette nellintervista.

Commenti

  1. L'altro giorno ero dietro a fare un cruciverba e ho trovato scritto: "Calò alla testa degli Unni".
    Invece di scrivere "ATTILA" mi sono chiesto che cosa ci faceva Calò alla testa degli Unni, e come mai ci fosse capitato. Oltretutto, io Calò lo conoscevo, qualche anno fa.
    Dopodiché mi sono detto: qui si legge troppo il blog di Dario D'Angelo, ecco la verità.
    PS: Cossa xe i "scecchi a fera"? Lo so che lo so, lo so, alzù, alzaévi, ma el me vegn no.

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  2. Potrebbe nascere una bella storia dal tuo Calò :-)

    ps "asini al mercato" :-)

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  3. "Ero dietro a fare" era l'errore tipico che i Maestri Unici bollavano a fuoco, nel 1966. Ma qui lo dicono tutti, è una voce verbale comune. Chissà se c'è ancora qualche bambino, classe 2002, che trascrive dal dialetto.

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  4. Ho sempre avuto scuole di provincia, sì le "trascrizioni" rimangono :-) però mi è venuto il dubbio che tu abbia confuso sulla mia traduzione... scecchi a fera indica - indicava - l'abbondante presenza di asini, forza lavoro ai tempi poco costosa, nei mercati gestiti dagli ambulanti

    ps però mi mancava "ero dietro a fare" mi ricorda, non so bene perchè, un invito siciliano, credo ad Agrigento, che recita "moviti fermu" ed è indirizzato ai bambini discoli :-)

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  5. Per la precisione, "ero a dietro a fare", "seri a drèe de fa", e varianti. Però non è da intendersi come in italiano, nel senso di mettersi dietro: significa semplicemente "stavo facendo", voce verbale con ausiliario.
    (no, non ho equivocato, è che ogni tanto vado a ruota a libera)

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