Belle(1)

"Shed not for her the bitter tear,
Nor give the heart to vain regret;
'Tis but the casket that lies here,
The gem that filled it sparkles yet."

Cerano andati in tre a pigghiari la màchina per la rapina. Turi, u fìgghiu da Scassata, ne aveva puntato una in una strada vicino al centro. Una nica, che così non dava nellocchio e ci si poteva spostare tranquilli.
Aprirla e metterla in moto era stata questione di un attimo.
Quella sucaminchi della padrona, pecchè di sicuro quella era la machina di quacche fimmina, non ciaveva neppure messo lallarme. Il colore era già un programma, tutta niura fora e con l'interno rosa che pareva una cozza andata a male. Di dentro, manco a dirlo, era tutta ordinata e pulita. I pupazzetti (una scimmia con la banana e una miciuzza con la luna) attaccati nei finestrini di lato e le cassette di Baglioni e Gigi Dalessio a fare compagnia. Peccato che la radio non se lera dimenticato di salirla, che a Turi le canzoni di Dalessio ci piacevano assai e sera visto anche il concerto quell'estate.
Appena messo in moto Austinu Tigna accuminciau a ispezionare ogni puttuso mentre, assittato dietro, Franco U Sciancato ci dava cuzzate a Turi che guidava.
"E finiscila!" urlava lautista.
"E bravo a Turi" ci rispondeva Franco che nello stesso momento faceva partire la sua manazza verso il collo dellamico.
Ad un tratto i due compari furono zittiti dalla voce di Austinu.
"Minchia chi buttanazza!"
Aperta sopra alle gambe do tignusu ci stava la cassetta dei medicinali.
Turi abbiau una frenata che per poco non si ammazzavano.
"Minchiaaaa!" riuscì a dire.
La machina fu fermata velocemente sopra a un marciapiede libero quindi cominciò lispezione.
La cosa che aveva attirato la loro attenzione era quello che Franco aveva chiamato subito "un cazzo con due minchie", vicino a questo poi cerano anche un paio di manette e delle strane palline colorate attaccate a un filo. Nascoste da tutte queste cose, e a testa sutta, ci stavano infine delle foto con una bedda carusa tutta a nura. Erano tre in tutto, le foto intendo. Una per ogni puttusu.
"Camaffari?" Turi sembrava avere già preso la decisione.
"Aspittati..." cerco di dire Austinu ma la machina stava già ritornando dove era stata presa.
"Ma tu si sicuru co putemu fari?" La domanda di Franco era di quelle che non ci potevano essere errori nella risposta e Turi ci pensò un attimo prima di accalarari la testa e di raccontare come laveva trovata.
La machina gliela aveva segnalata un suo amico posteggiatore che ogni tanto si faceva quella zona quando cera la fera del venerdì.
"E' di una carusidda figghia di un dutturi che abita qua vicino -gli aveva detto- Io ci conservo sempre il posto pecchè lei mi da due euri quando mi vede. Però su ti sevvi... pimmia ta po puttari. Tanto di sicuru sinnaccatta unaltra senza problemi".
Siccome però a lui ci piacevano le cose sicure laveva tenuta sotto osservazione una simanata che per fare il colpo la cosa doveva essere veramente tranquilla e in effetti la carusidda pareva come a un orologgio svizzero.
Nisceva di casa alle otto di matina e sarrìtirava alle quattro di pomeriggio posteggiando sempre nello stesso posto. Poi faceva un centinaio di metri a peri fino a attraversare il viale per entrare nel portone di casa sua. Era impossibile che da qualsiasi balcone di quel palazzo si potesse vedere la viuzza del posteggio pecchè cera un muro alto davanti e la machina era proprio sotto a quello.
Lunica cosa che ci era paruta strana e che gli altri dei dintorni sembrava che lo sapevano che quello era il posto suo e nessuno lì ci metteva mai la propria carriola. Insomma comunque per farla breve che non si manciùnu i chiàcchiri... loro avevano ancora tutta la nottata per riportare la machina e conoscere la proprietaria.
"Ma comè?" Franco si stirava u cavaddu dei causi come se ciavevano ittatu di supra una tazzina di cafè appena fatta, ma non cenaveva vogghia di dire che quelle foto celavevano fatta attisari.
"A mia mi passi nangiova sicca... però era lontana. Nosacciu insomma. Ora viremu"
Turi era divertito da questa cosa, come a un carusiddu
"Sì, ora! Minimo minimo dobbiamo aspettare finu a dumani. E se a qualcuno ci veni la nostra stessa pinsata? E su ci cangiuno quacchecosa unni iemu a pigghiari?"
"Ca cettu. Ti pari ca banca scappa? Lorario sempre quello è!"
"Va bene basta! Turi lassaci o chioscu e posa a machina."
"Ma..."
"Pochi chiacchiri. Ni facemu na birra, ni o cuccamu, e poi domani si vede."
"Ma queste?"
"Strunzu! Quello che cè nella scatulidda ce lo portiamo noi. In cambio ci mettiamo un bel bigliettino e un indirizzo"
"E di cui?"
"Di to soru a monaca! Bestia! Ci diciamo che la vogliamo vedere che se no qualcuno che conosce e che ci vuole bene poi si pigghia un dispiacere..."
"Ma su ci facissimu una futtuta macari?"
"Può essiri! Poi dumani si viri!"
L'indomani erano tutti là. Cu' a peri e cu' supra a sò vespa.

Commenti

  1. Un po' sei della provincia palermitana. Ma non sei agrigentino. Interessante come descrivi il tuo siciliano.

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  2. Ciao humbaba, acqua più che fuocherello :-)

    ps grazie per la lettura :-)

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  3. si vabbene...ma come finisce!?!

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  4. Appena lo scoprirò prometto che ne faccio un post :-)

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