La picciridda - 6 -

Rincasai che la nicuzza stava chiancennu che aveva fame o almeno accussì suggerì Concetta.
"Però è stata brava tutto il tempo" ci tiniu a dirimi. Che dallocchi felici che aveva pinsai che avevo fatto bene e che a lei non cera dispiaciuta affatto quelloccupazione.
Pigghiai Angelica in braccio e accuminciai a fare lo scemo mentre lei ci scaldava il biberon.
La picciridda ciaveva tutta una piluria leggera leggera sopra la testa che era tunna come una mulinciana di sita con il collo che quasi non si vedeva.
Il resto però mi passi troppo nico che io non me lo ricordavo o forse non ciavevo mai fatto caso a come sono strani quando nascono queste creature che le forme che cianno non centrano niente con quello che ci immaginiamo.
Angelica poi aveva certe mani enormi che su crisceva così poteva fare a pugni con chi voleva. Forse ci poteva essere utile un giorno e a mia mi piaciu questo particolare che un po' mi ricordava anche una persona della mia famigghia a cui ero stato molto affezionato.
Ora sera calmata. Forse pecchè aveva sentito la voce di Concetta che mi diceva che era pronto oppure che sera messa anche lei a sturiarimi proprio con quelle mani tutte prese a esplorare la mia faccia.
Si muovevano leggere e ogni tanto si fermavano a ripassare la strada. Proprio come fa un cieco al suo primo incontro damore.
La notte era bellissima.
La luna china di luci ciaveva tuttattorno come unalone che la faceva appariri più grande. Gigantesca. E mi fissava come a taliari dentro di mia. In tutti questi anni non mero mai sentito accussì. Quella picciridda mi faceva pazzo e più provavo a non pinsarici e più quacche cosa mi faceva veniri in mente a lei.
Assittato nel balcone taliavo le luci dei palazzi che a poco a poco si astutavano e cercavo di immaginare se cera qualcunaltro che si poteva sentiri accussì supra alla Terra. Ma poi in fondo che cera di strano.
Ciavevo una figghia bellissima che però non era mia figghia e che se la potevano portare e io non ci potevo fari nenti ma che poteva crescere cummia e io allora ci avrei dovuto dare tutto.
Mi rissi da solo che era come quando le cose non le conosci che macari che non vuoi ti fanno paura e non sai come comportarti anche se magari li hai sempre sognate senza sapiri come si chiamavano.
Insomma la mia testa era completamente partuta e mi accorgevo che i pensieri si mittevano uno sopra o dentro allaltro senza che io ci potevo fari nenti.
Mi susii per andare al frigorifero e per taliari se Angelica stava dormendo. Sì. Eccola. Tutta ammugghiata di sicuro sognava che una specie di sorriso ci scappau dalla vuccuzza. In cucina cera un ordine perfetto.
Concetta sarà che sera passata il tempo e certo non mi dispiaceva quellodore di pulizia. Chissà se celaveva detto a so marito che era stata a casa mia. Forse a questora stava ancora cercando di fare la santa anche per quella sera. Però nessun rumore cera dallaltro lato del muro. E anche fuori. Dormivano tutti. Macari i mura.

La prima luce arrivò come un solletico sopra allocchio chiuso. Mi susii di scatto che la nica non sera svegliata per tutta la notte e maccuminciano a veniri alla testa una cascata di mali pinseri.
Tutta scummigghiata era a panza allaria che taliava langileddi. La controllai di sutta ma non mi passi vagnata. Che dovevo fare? Ci preparavo il latte? Ma lei era ancora tranquilla! Decisi di aspettare e minnii a fare il caffè. Prima però mi pigghiai qualche biscotto che avevano portato per lei. Tanto ancora era troppo nica per metterceli nel latte e a me mera spuntata tannicchia di fame.
Ritornando davanti al fornello sentii come un suggi che arrattava dietro alla porta. "Sinzignanu a acchianari i scali" pensai a voce di testa. Ma poi non ci feci più caso che il ciauro della macchinetta mi tirau come lacqua nel deserto.

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