La moglie di Alfio


Saranno state le due le tre di notte.
Non cera nemmeno bisogno di guardare lorologgio pecché non era ancora passato il camion della munnizza e dal cassonetto saliva un ciauro che maiutava a non pigghiari sonno.
Ci voleva quacche cosa da bere.
Appena misi i piedi per terra mi prese per un istante un brivido di freddo. Era bellissimo. Decisi subito di arrivare scausu fino al frigorifero. Pianopiano. Pecché me lo volevo gustare tutto quel poco di fresco delle mattonelle.
Poi quando aprii quel paradiso mi scordai di ogni cosa. Aria e birra. Birra e aria.
Nella stanza attaccata alla mia casa Alfio Adamo faceva voci.
Pigghiai l'unica Moretti grande che mera rimasta e massittai a sentiri il cinema.
"Ti rissi di no" ci diceva piangendo sua moglie.
"Muta ca ti sentuno" ci faceva lui. E intanto per quello che si capiva con la sua manazza ciaggiustava la faccia.
"E inutile ca scappi. Stasira lamaffari"
"Ti prego Alfio. Ti prego. Addummisciti"
"Veniccà. Rapi a ucca. Veniccà ti rissi"
"Ti prego Alfio. Ti prego. Non vogghiu"
Io continuavo a sentire i rumori di questi due che giocavano acchiappacchiappa nella
stanza. E ogni tanto immaginavo le cose che Alfio spaccava.
Non so quando continuò questa storia. So solo che a un certo punto la mia birra finì e accussì con calma iniziai a mettermi i pantaloni del pigiama. Poi ancora scausu maffacciai nel pianerottolo a suonare alla porta dei vicini.
Alfio mi rapiu che sembrava un angioletto. Ci dissi se per caso ciaveva una birra che non riuscivo a prendere sonno e lui tutto gentile mi rispose di aspettare un attimo e tunnau veloceveloce con due Bechisi ghiacciate.
Non cera nessun rumore nella casa e mentre mi dava le birre ci spiai se sua moglie stava dormendo.
Lui mi guardò nella faccia e scoppiò a ridere.
"Totò. Con questo caldo nessuno ci riesce a dommiri. Manco i suggi del palazzo"
La porta si chiuse che ancora stava finennu la frase. Tunnai a casa e massittai tutto contento. La birra scendeva gelata e tutto era calmo e tranquillo.
Maddummiscii accussì. Seduto davanti al frigo aperto che tentavo di leggere letichetta della bottiglia.
La mattina dopo la moglie di Alfio mi pottò una granita di mandorla.
Ci mancava soltanto la parola. Bianca come le sue cosce e duci come la sua bocca.



Fonte immagine: http://lubna.altervista.org

Commenti

  1. questo blog... uno legge e diventa malpensante.

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  2. quasi un buon risultato allora :-)

    Grazie per l'inaspettata visita :-)

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  3. Grazie a petarda che ci ha accomunato in un suo post ho l'occasione di conoscerti. Bellissimo sto pezzo! capirai, mi vieni a parlare di condomini e condomini proprio a mmia che ci sguazzo! E poi il mio ramo siculo scodinzola per l'emozione. E mo' vediamo se riesco a piazzare sto commento che è la terza volta che ci provo:-((

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  4. Grazie a te (anche per me è stata una bella scoperta leggere i tuoi lavori) e grazie a Petarda per la sua gentilezza.
    Mi dispiace per le difficoltà tecniche... ma ci sei riuscita alla fine e così io ho una scusa in più per essere contento

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  5. sono ben contento di essere qui capitato e di aver letto il gustoso e munito di ciauro raccoonto tuo
    Bravo!
    MarioB.

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  6. Grazie Mario :-) e grazie anche alla fonte che ha permesso di incontrarci :-)

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  7. Amico, quando ho visto che il tuo post si intitolava la moglie di Alfio, mi sono subito sentito interessato dalla cosa. Come tu sai io ho una subpersonalità che si chiama Alfio, che si sarebbe comportato proprio come si è comportato il tuo pirsonaggiu. Ora, dico io, siete tutti a parteggiare per la moglie e nessuno che si mette dalla parte di quel poverino di Alfio che, in fondo, voleva solo consumare...
    Vi lo pozzu diri ca siti fimministi a paroli. Appoi vi vogghiu vidiri quannu non putiti dommiri e alle vostre mugghieri ci veni u duluri di testa e non va dununu, dda cosa nivura e pilusa, mancu a coppa di lignu!
    Salutiamo

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  8. -Tutta nuda 'nta stu lettu
    mi sbrugghiasti lu pitittu
    ccu ssu culu iancu e fìnu
    o futtemu o m'a minu.

    -Matri mia, ma cchi mi dici...
    ma cchi ssu sti parulazzi?!!

    -Cazzu!!! Ti scrupulii?
    Già semu maritati!
    Pecciò su non ti voti
    t'inculu du minchiati.

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