[testimonianze] Garibaldi -18-

Da un portone sulla stradina, un uomo grasso esce urlando. Parla con qualcuno poggiato ad una finestra.
“Ma che hai preso Giovanni? Non lo vedi che non c’è nulla?”
“L’ho preso ti dico! C’è anche del sangue?
“Sangue? Da qui non vedo nulla. Sarà del colore”
Il grassone scuote la testa poi ritorna sui suoi passi
“Eppure ero sicuro”
“Dai vieni su. Mi devi una birra”
Era appena rientrato quando sulla strada appare Achille. Ha visto tutto. Ha sentito tutto. Muove il capo dondolando a destra e a sinistra come fosse, nonostante tutto, impossibile capire. Segue le tracce di sangue fino ad arrivare al pertugio e si inginocchia sui pantaloni sdruciti come se dovesse chiedere perdono. Lì è tutto buio, ma lo sente respirare e allora gli parla:
“Tutto bene? Ti serve aiuto? Esci se vuoi, sono andati. Puoi fare un pezzo di strada con me. Andiamo a mangiare qualcosa… ti va? Tutto bene?  Vuoi che ti porti a fare medicare?  Conosco un medico, io. Uno di quelli bravi che hanno lo studio. Una volta l’ho aiutato a cambiare la ruota dell’auto e lui mi ha dato un bigliettino. Vieni da me se ti serve aiuto, mi ha detto. Mi raccomando, ha aggiunto. Io però non ci sono mai andato che per fortuna tutto è sempre andato bene, però…  vuoi andarci tu? Lo so che quello cura noi, ma magari… una emergenza…”
Cane lo sente. Sa che potrebbe fidarsi, ma preferisce rimanere lì. Attendere la notte.
Achille indugia ancora. Si siede incrociando le gambe e poggiando la schiena al muro. Dalla borsina militare a tracolla che porta con se estrae un panino e una cipolla, inizia a mangiare. Ogni tanto dà un’occhiata verso il Cane, verso il buio, insomma, ma non parla più. Ha capito che sarebbe inutile.
Quando finisce pulisce la bocca sulla manica della camicia e lo saluta:
“Allora ciao, io vado. Magari ripasso più tardi e ti porto qualcosa se decidi di stare lì, che dici? Ciao, intanto”
Achille si alza e riprende la strada, con calma che non c’è fretta.
La carreggiata su cui cammina diventa sempre più stretta fino a ad arrivare a due piedritti e all'arco che li sovrasta.  Achille ha sempre amato quei pochi metri. Non ne conosce la storia ma ha sempre immaginato che quella fosse l’antica porta di qualche castello. Chi altro se non un principe poteva fare affacciare così, sulla piazza del suo amico Giuseppe, la propria casa?    

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