[testimonianze] Garibaldi -9-

Dall'altro lato della linea Alberto discute delle prossime vacanze estive, dei voti finali dei figli, della zia sempre un po’ malata. Ascolta e ogni tanto dimostra la sua attenzione con domande mirate, con piccoli assensi del capo che non saranno mai visti da nessuno, ma che lo aiutano, ora, a sua insaputa, a non commettere errori, a dare a tutto la necessaria attenzione.  
È seduto su una panchina al parco, la giornata è piena di sole.
Gli piace passeggiare con calma appena può: dare un calcio a una pietra, fermarsi ad osservare uno scorcio nascosto tra i rami, sorridere a una bella donna.  Forse per questo ha sempre rifiutato lavori che lo obbligassero a orari fissi. Preferiva magari dover farsi trovare a orari impossibili, essere sempre pronto, piuttosto che stare seduto dietro una scrivania.
La telefonata sta per concludersi. Alberto continua ad annuire e nel frattempo controlla l’orario. Poi uno “ciao” sorridente.
Ora può allungare le gambe, allargare le braccia a croce, cercare il sole sul viso. Come è magnifico questo momento, pensa, e chiude gli occhi per aiutare gli altri sensi: il soffio fresco del vento, il trillare intermittente degli uccelli, l’odore di fine scuola dei tigli. Un leggero languore annuncia l’ultimo dei sensi, gli toccherà muoversi. Alberto riapre gli occhi, riprende il cellulare dalla tasca e si piega per annotare ora e luogo del momento. Accanto a quell'indicazione fa seguire una breve descrizione, poi salva tutto. Lo fa ormai da più di un anno. Da quando ha conosciuto Andrea.
“Mi scusi, saprebbe dirmi come possiamo fare per arrivare in centro?”
Di fronte a lui un ragazzino lo guarda in attesa, tiene per mano una ragazza. Alberto non riesce a vederne bene i lineamenti, sono entrambi in controluce.
“Certo, siete a piedi?” Alberto non attende la risposta “Posso accompagnarvi io se volete, vado lì”
“In centro?”
“Sì. Proprio in centro. Dove dovete andare?”
“Via del Vescovo”
“Perfetto, vado proprio da quelle parti. Andiamo?”
I ragazzi lo seguono senza dir nulla. Inizialmente gli stanno un po’ dietro e tenendosi sempre per mano si guardano in giro.  Alberto ogni tanto si volta a controllare che siano ancora lì, poi, improvvisamente, si ferma come se avesse ricordato qualcosa:
“Avete fretta? Avete fame? Volevo mangiare qualcosa…”
Loro appaiono dubbiosi, balbettando qualcosa continuano a guardarsi tra loro.
“Dai, prendiamo un panino. Posso offrirvelo io? Facciamo in fretta. Anzi, facciamo così… non ci siamo ancora nemmeno presentati. Io sono Alberto”
“Luciano”
“Ersilia”
I ragazzi gli stringono la mano e sembrano rilassarsi. Alberto entra nel bar che aveva adocchiato e che già conosceva.

Commenti