[testimonianze] Garibaldi -7-

“Ma ti sembra che io abbia il tempo per queste cose, Carmine?”  E nel dirlo Guglielmo guarda la sua segretaria con un sorrisetto complice. Come se lei potesse veramente capirlo. Come se lei potesse veramente sapere.

Carmine non lo sa. Le sembrava solo strano che il dottore non avesse sentito nulla su quegli attentati. Insomma, ottantasei morti e telegiornali pieni. Era difficile scappare a quella notizia. Ma il dottore è fatto così che lui forse non le sente proprio queste cose. Lui… lui è sempre contento, anche se al lavoro ogni cosa deve essere fatta con precisione assoluta perché allora, sciocchezza o meno, arriva il licenziamento: con il sorriso, certo.
Ecco ad esempio ora bisogna trovare una donna che rimpiazzi l’ucraina che manca. Una donna disponibile, dell’est. Che le somigli, anche. Il cliente ha già visto la foto della prima e vuole conoscerla. È stato rapido quello.  Carmine non ha dovuto faticare molto per farlo appassionare. E così appuntamento e locale sono già stati prenotati e anche la chiave dell’albergo, da passare alla donna con discrezione se tutto dovesse andare bene, è nelle mani della collega.
A seguire i due, infatti, va Andrea questa volta. Lei e Andrea si alternano in modo tale che il cliente non sappia mai di essere controllato. È uno preciso il dottore, ha studiato tutto e non si è fatto mai beccare. Forse se avesse le gambe… Carmine alza gli occhi dallo schedario per cercarlo con lo sguardo e  decide che non le sarebbe piaciuto lo stesso. Uno così andrebbe bene per mia madre pensa, e sorride al pensiero della sua vecchia in giro a braccetto del dottore.
Scorre sul video le immagini del catalogo, ne sono passate più di cento quando crede di aver trovato il soggetto giusto. Ingrandisce l’immagine. La confronta con quella della prima, poi decide che può andare.
Ora che è più tranquilla può alzarsi dalla sedia per andare in bagno. Basta un cenno per comunicarlo al capo. Quando chiude la porta poggia le mani sul lavabo e si guarda allo specchio. Prova a sorridersi e a pensarsi carina, ma lo sa che non è vero. In fondo è proprio un maschiaccio come il nome che porta, come l’avrebbe voluta sua padre. Sbottona la camicetta e passa le dita sui grossi capezzoli che si affacciano dal reggiseno, sull'areola rosa chiaro che ne delimita il territorio. Poi alza la gonna e si siede. Non ha indossato le mutande oggi.
“Devo decidermi a comprarne uno imbottito” pensa, riguardandosi allo specchio, prima di darsi una sciacquata e tornare al lavoro. Si riposiziona comoda sulla sedia da lavoro e chiama la collega.
 “Andrea senti forse ho trovato…”
“Sei sicura?”
“Sì, sì. Ti invio la foto. Guarda tu stessa”
“Ok, un momento… in effetti… possiamo provare”
“Non possiamo Andrea. Dobbiamo!”
“Sì, sì. Dobbiamo!”
Le due donne ridono che il riferimento è condiviso e quella non è altro che una battuta.
“Senti, hai deciso?”
“Per sabato, dici? No, ancora no”
“E allora deciditi, dai… venite con noi”
“Lo sai come la penso”
“Sì, sì, lo so. Non ti voglio mica forzare. Però fammi sapere”
“Sì, certo. Non ti preoccupare... Allora li attendo qui al locale, non dimenticare di ricordare alla signora di me”
“No, certo. Ci mancherebbe. Buon lavoro, allora”
“Buon lavoro, Carmì!”

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