Natività

Carmelo nesci dalla casa e non lo sa dove vuole andare che per il momento è solo importante prendere aria e camminare e usare lossa e i muscoli.
Sè messo addosso una maglietta nuova accattata al mercato delle robbe usate americane. Cè una specie di orso darreri e davanti invece il marchio di una cosa che deve essere come la cocacola perchè cè stampato un bicchiere pieno vicino al nome e che però dentro cià il colore della merda.
I ginsi sono quelli di tutti i giorni e le scarpette macari che cià fatto ormai quasi due anni con quelle. Tutte blu con la striscia di gomma ianca in punta che non si legge più nemmeno la marca. Ma Carmelo forse non lha mai saputa.
Il cielo è azzurro con le scie. Quelle che ci mettono gli aerei per passatempo che poi venunu le malatie. C'è lha detta Nicola questa cosa che quello è allitterato e usa il computer ma Carmelo non cinni futti nenti che anzi sono belle quelle striscie e accussì decide di seguirne una e comu finisci si cunta.
Alla prima traversa i bidoni della munnizza gli bloccano la strada. Qualcuno forse vuleva giocare allindiani e fare le barricate e ci sono pezzi di vetro per strada e mobili scassati. Carmelo ci furia attorno e prosegue e camina e camina che inizia a surari e non lo sa più dove sta passando. E come se non fosse nessuno nelle strade e anche se ci sono Carmelo non se ne accorge. Cè solo quella striscia nel cielo e quella pisantezza che non se ne vuole andare. Una cosa che gli si è attaccata tra il cuore e locchi e che ci blocca la testa e i pinseri e la vuci macari. Forse lamici ci dicissuru che avrebbe bisogno di una bella sciarriata che coppa oppure di una fimmina. Oppure solo di una bella rummuta. Ma Carmelo non ci ha mai chiesto a nessuno. Non è nel suo carattere.
Per il momento camina e camina e ciauria laria come allanimali e segue la striscia comu sullavissa purtari davanti a una magia. "A Gesù Bambino" pensa allimprovviso. E la grotta cè a dire il vero proprio davanti a lui in mezzo alla sciara che non lo sa nemmeno come ci è finito lì.
I palazzi ci stanno tutti attorno e a Carmelo ci parunu come a giganti che fanno la guardia a quel pezzo di terra che è riuscito a resistere. Si avvicina chiossai che vede movimento davanti allentrata. Sono una para di marocchini ca rommunu lì allingresso e vicino cianno tutte le robbe del mare vestiti e teli e savvaggenti acculurati dalle forme più strane. Sembra che quasi non si accorgono di lui ma poi uno di loro rapi un occhio e Carmelo si accorge bene che quello lo talia e allora ci fa un sorriso comu su vulissi riri “Vengo in pace”. E laltro ci risponde che anche lui sorride. E poi chiuri quellocchio controllore e sembra a Carmelo che saddumisci di nuovo o almeno questa è limpressione.
Dentro alla grotta si sentono cani che abbaiano. A Carmelo non ci sono mai piaciuti i cani che più di una volta è dovuto scappare di corsa per non farisi pigghiare. Però si avvicina lo stesso che è come se non ne potesse fare a meno. Locchi ci stanno un po’ ad abituarisi. Nello scuro camina aleggiu alleggiu fino a quando una voce lo saluta. “Ciao Carmelo” ci fa la voce come se lo conoscesse.
Ora finalmente qualcosa si viri. Una sagoma prima. E poi una persona. Una donna?
A Carmelo ci pari chiossai una carusidda anche se nelle braccia ciavi un picciriddu chiu niuru di lei che ci suca la minna. Non lo sa perché ma casca nterra in ginocchio e accumencia a chianciri.

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