La stanza buia


“Per accertare la verità sulla strage di Borsellino prima ancora che domandarci chi uccise Paolo dobbiamo interrogarci sul perché Paolo è stato ucciso.
Era questa la stessa domanda che Borsellino si poneva a pochi giorni dalla morte dell'amico e collega Giovanni Falcone.
In tutti noi che al tempo eravamo lì in via d'Amelio c'era la consapevolezza che c'era qualcosa di anomalo in quella strage, di quasi unico che non si spiega solo con il fatto che Paolo era un nemico giurato di Cosa Nostra. Vent'anni sono tanti e troppi perché si accerti la verità su un fatto del genere.
Qualche anno fa eravamo all'anticamera della stanza della verità, ora ci siamo dentro.
Siamo dentro la camera sia la Procura di Palermo che la Procura di Caltanissetta che ha sventato quello che è stato un depistaggio che ha costruito e fabbricato a tavolino una verità apparente su cui erano state costruite sentenze definitive per cui innocenti sono stati in carcere. Ora che siamo entrati anziché trovare una stanza illuminata siamo di fronte ad una stanza buia in cui qualcuno ha sbarrato le finestre, e dove le luci artificiali non funzionano perché sono fulminate le lampadine. Noi ci troviamo lì con le candele.
Trovo scandaloso che in questi vent'anni non una sola commissione d’inchiesta sia stata aperta sugli anni delle stragi del ’92 e ’93 e sulla trattativa, in un Paese come il nostro in cui sono state fatte commissioni d’inchiesta su qualsiasi cosa.
Questo è scandaloso: lo dico da cittadino e da magistrato, nonostante costituisca una parziale riparazione la commissione Pisanu che ha messo al centro dell’attenzione questa inchiesta, anche se lo ha fatto al traino della magistratura di Palermo e Caltanissetta che ha aperto queste indagini.
Va bene lo stesso, anche se le nostre spalle cominciano a diventare sempre più curve. La responsabilità tocca anche ad altri. Per questo chiediamo che la politica faccia dei passi avanti seri e concreti nell’accertamento delle responsabilità politiche. Sarebbe ora che lo facesse, non tocca a noi farlo.
Un imputato, il senatore Marcello Dell'Utri, mi ha definito pazzo e devo dire che a volte mi ci sento.
Penso di essere pazzo perché credo nella possibilità che si possa ottenere e raggiungere nonostante tutto la verità sui grandi misteri del nostro Paese.
Mi sento pazzo perché sono ancora convinto che la nostra democrazia possa ancora diventare piena giungendo alla vera verità, non accontentandosi della mezza. Mi sento pazzo di fronte all'imbarazzo per la verità e alla paura che spesso si denota anche dentro le istituzioni anche più insospettabili. Sono pazzo perché credo in un'Italia che abbia il coraggio della verità, conquistata a qualsiasi prezzo e senza paura”.

Commenti

  1. Coperti dalla mafia dell'anti mafia.

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  2. Coperti dalla mafia dell'anti mafia.

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  3. Chissà, forse mio nipote tra qualche decennio saprà tutte le verità. Chissà....

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  4. "[...]Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di sui si sono resi colpevoli.
    Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i fatti disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero..."

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  5. http://www.corriere.it/speciali/pasolini/ioso.html :-)

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