[titolo provvisorio] A favula dillacqua lodda -2-

Certo era una cosa pisanti quella mancanza. Iano e Agata ci pinsavano spissu e cerano siri e iurnate in cui stavano muti affacciati a taliari la strada e lui ci mitteva una mano nel fianco e lei lo guardava come su aspittassi una risposta che di domande ce ne aveva tante macari ca non niscevano ma la risposta non arrivava e lei accuminciau a non volerle pinsari chiù quelle cose che "Accussi voli u Signuri" e non ciarristava che fare qualche preghiera in più e qualche fioretto di supecchiu per quel miracolo. 
Ad esempio ciaveva un misi che sera impegnata a non lamintarisi di quella strolica del piano di sopra che stinneva i panni tutti chini di acqua. E dire che era una cosa difficile perchè quella gran buttanazza sembrava farlo apposta e ogni vota che lei addumava la lavatrice era sicura che dopo pochi minuti accuminciava a viriri i vetri loddi della sua finestra con lacqua che cascava a ciumi come nelle cascate del niagara. Quelle dei film.
Insomma lei ciaveva tentato a spiegarcelo e anche Iano ciava acchianato a parrari con il marito ma non cera stato niente da fare che la risposta era stata sempre la stessa: "Con otto figghi chiffaciemu non lavamu chiù?". Accussì Agata sera attrezzata e aveva voluto fare anche questo dono o Signuruzzu. Avissa fatto finta di nenti fino a quando anche a lei quello avrebbe fatto la grazia che ce ne abbastava anche uno solo a scangiu di otto. 
Iano ciaveva costruito una specie di tettoia con le canne do ciumi e con la plastica dei materassi che non celavevano mai levata prima in quelli del letto e in questo modo lacqua sarricugghieva tutta di lato e ieva a cascari dentro a un cannizzo tagliato a metà che faceva da grondaia e portava tutto dentro alla pila del balcone. Un lavoro ben fatto. Pulito. Che Iano ci sapeva fari in tuttti i cosi e unni u tuccavano sunava.

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