Araziu. Vita errabonda di un sincero furfante (17)

Cerano volute tre ore per arrivare a Messina che il treno si firmava sempri a tutte le stazioni e poi però non ne voleva sapere di ripartire. Pareva preciso come a un vecchio stanco che i parenti lo fanno nesciri controvoglia per portarlo a fare visite mentre lui bestemmia che si vuole solo arripusari e i malirici a tutti a quegli ingrati ca ci scassunu a minchia.
Loro due in effetti non serano molto interessati a questi problemi o al panorama o ai picca cristiani che acchianavano e scinnevano anche se forse avissuru pututu che cè sempre qualcosa di interessante a guardare il mondo. Sarà che erano stanchi e che nel frattempo avevano trovato uno scompartimento vuoto o che poi a Sara cera vinuta vogghia di rommiri e a Araziu macari. Sarà per questo ca passau u tempu. Accussì. Con locchio mezzo chiuso e menzu aperto e u fetu delle poltrone nelle nasche.
Il bigliettaio ciaveva spiegato che dal treno dovevano scinniri alla stazione e attraversare con il traghetto che poi una volta dallatra parte nel continente ne avrebbero accapitato uno diretto che da Villa puttava a Roma. Naturalmente u scuprenu quasi subito che con tutto quel ritardo il treno invece lavevano perso e che di tempo libero cenavevano assai ora che era notte e anche a attraversare avrebbero dovuto aspettare almeno sei ore prima di pattiri.
Araziu si mise il cuore in pace che quel viaggio pareva proprio stregato. Si passau la mano nella sacchetta e tirau fora la lira per accattare quattro arancini che almeno quelli per un poco ciavissuru fatto passari i mali pinseri.

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