"Vite" un articolo di alessio su Girodivite

Joy è una giovane ragazza nigeriana, prigioniera del CIE di Via Corelli a Milano. Il 13 agosto scorso, insieme ad altri 12 migranti, ha partecipato alle proteste contro le disumane condizioni in cui sono costrette. Per questo verrà espulsa. Ha denunciato un ispettore di polizia che, testimone la sua compagna di cella, ha tentato di violentarla. L’unica risposta che ha ottenuto, nell’Italia che organizza giornate, manifestazioni e G8 contro la violenza sulle donne, è una denuncia per calunnia.

La scorsa estate tre giovani kurdi sono stati ritrovati morti dentro alcuni tir, su navi che dalla Grecia sono approdate a Venezia. La stessa sorte, nel dicembre scorso, era toccata a Zaher Rezai, un ragazzo afghano: la sua vita è stata stroncata dalle ruote del camion nel quale era nascosto. Gli hanno ritrovato nelle tasche alcuni giocattoli e un biglietto. C’era scritto: "Non so ancora quale sogno mi riserverà il destino, ma promettimi Dio, che non lascerai si spenga questa mia primavera"

Antonino Patafi aveva 89 anni. E’ morto in una clinica di Roma, dove era stato ricoverato dopo la concessione del differimento della pena concesso per gravissimi motivi di salute. Stava aspettando l’autorizzazione a tornare in Canada, dove poter vivere serenamente i suoi ultimi giorni accanto alla famiglia.

Roberto Laviano a 69 anni è morto nel carcere di San Vittore. La sua cartella clinica recitava: "Scompenso circolatorio, ipertensione polmonare, stenosi carotidea bilaterale, diabete mellito-insulino dipendente, disturbi respiratori da pregressa tubercolosi, vasculopatia periferica sintomatica pregresso by-pass aortofemorale"

Paolo Scaroni è un giovane ragazzo di Castenedolo, in provincia di Brescia. Il 24 settembre 2005, dopo la partita Verona-Brescia, si stava recando verso il treno che l’avrebbe dovuto riportare a casa. Era appena uscito dal bar della stazione quando fu travolto da una carica di ’alleggerimento’ della celere. Picchiato a sangue è entrato in coma in pochissimi minuti. Svegliatosi dal coma, dovrà vivere tutta la vita con gravissimi danni fisici. Ha perso il lavoro, lasciato dalla ragazza la sua vita è oggi abissalmente ridimensionata.

Francesco Mastrogiovanni era un maestro elementare di 58 anni di Castelnuovo Cilento. La sua è una storia di TSO (Trattamento sanitario obbligatorio) a scopo politico, considerato scomodo e pericoloso per le sue idee anarchiche. La sua psiche, sin dagli anni 70, quando conobbe per la prima volta la brutalità delle forze dell’ordine, era rimasta segnata. La sua unica ragione di vita erano i bambini, ai quali stava dedicando i suoi ultimi anni con amore e passione. Il 31 luglio viene catturato al termine di una caccia all’uomo, realizzata con un dispiegamento di forze dell’ordine degne di Rambo. Viene trovato morto il 4 agosto. Per quattro giorni è stato legato con lacci su polsi e caviglie al letto. Secondo l’autopsia è morto per edema polmonare. La misura di contenzione non risulta dalla cartella clinica. E’ stato imprigionato con l’accusa di aver insultato l’agente che gli aveva elevato una contravvenzione(che non risulta da nessuna parte). Il TSO è stato ordinato da un’autorità diversa da quella legittimata dalla legge.

Il 9 agosto scorso 300 migranti, quasi tutti somali, cercano di fuggire dal lager di Benghazi, realizzato in Libia con finanziamenti italiani frutto degli accordi tra Berlusconi e Gheddafi. Dopo la cieca repressione militare 6 migranti sono rimasti uccisi, esangui sul pavimento, e oltre 50 feriti(dal giorno dopo di almeno una decina non si hanno più notizia). Un testimone oculare ha raccontato a Fortress Europe che i feriti sono rimasti abbandonati sul pavimento sanguinanti per giorno, con tagli su gambe, braccia e testa. Alcuni hanno febbre e principi di infezioni. Non sono stati visitati da medici o delegati di organizzazioni internazionali.

La mattina del 1° settembre vengono sgomberati gli occupanti dell’ex ospedale Regina Elena di Roma, dopo la decisione del sindaco Alemanno e del questore Pecoraro di ’ristabilire la legalità’. Alcuni inviati del quotidiano Liberazione sono entrati in uno degli stabilimenti dove sono stati deportati gli sgomberati. I rappresentanti comunali l’hanno definita una struttura che permette di essere autosufficienti, con bagni e docce in grado di accogliere anche persone con gravi disabilità. Questa la cronaca della realtà, raccontata giovedì 3 settembre a pagina 5: camerate con almeno 8 persone, armadi divelti, dieci water in comune tra tutti in venti metri quadrati circa, alcune camere gelate, altre incandescenti, persone ammassate come bestie, acqua non potabile, l’infermeria (il giornalista informa che, tra le tante, ha raccolto la storia di una signora gravemente malata che è impossibilitata a prendere le medicine) ospitata in un magazzino delle scope.

L’estate scorsa la Gazzetta di Parma pubblica la fotografia di una ragazza terrorizzata e con i vestiti strappati. Era stata sbattuta in cella dai vigili urbani e lì abbandonata, in lacrime, tutta la notte.

Negli stessi giorni a Termoli i vigili fermano un commerciante ambulante. Spinto con forza dentro l’auto viene prima picchiato e poi, sfruttando la sua scarsissima conoscenza dell’italiano, indotto a firmare una dichiarazione nella quale nega qualsiasi violenza. Solo la coraggiosa testimonianza di alcuni passanti permise all’avvocato del commerciante di ristabilire la verità.

Il 5 settembre dell’anno scorso tre famiglie rom si fermano a pranzare su un prato a Bussolengo. Vengono massacrati di botte dai carabinieri, che non si fermano neanche davanti a bambini di 9 anni. Questi alcuni brevissimi stralci della testimonianza, riportata dal sito di Carta. ‘Stai zitta puttana’, ha urlato più volte uno dei carabinieri a mia figlia di nove anni ... Uno dei carabinieri ha urlato alla mia compagna: ‘Mettiti in ginocchio e pulisci quel sangue bastardo’... hanno urlato alla mia compagna ‘Devi dire, io sono una puttana’ ... Uno dei carabinieri in borghese ha filmato la scena con il telefonino. Poi un altro si è denudato e ha detto ‘fammi un bocchino".

Tra il 2 e il 3 marzo 2003 il Cpt di via Mattei fu teatro di un pestaggio punitivo dai contorni drammatici. Gli agenti in servizio quella notte entrarono nelle celle e nella saletta comune e pestarono a sangue, lanciando poi dei lacrimogeni, i migranti detenuti. Nel pomeriggio alcuni detenuti avevano protestato per la brutalità della repressione del tentativo di fuga di due migranti. Dopo aver atteso che la situazione si calmasse la carica è partita. Le parole di prima sono state pronunciate da uno dei responsabili della sicurezza nel cpt quella notte. I migranti si erano offerti di aprire volontariamente la porta se i picchiatori avessero fermato il loro comportamento violento. La risposta è stata "Io la sfondo e sfondo anche voi". Nel dicembre 2007 gli agenti sono stati assolti per ’causa di giustificazione’. Nel frattempo l’agente che ha pronunciato la frase qui riportata è stato promosso tra i massimi responsabili del lager.

La notte di lunedì 15 giugno 2009, due militari della Guardia di Finanza stavano effettuando un ’normale controllo di routine’. Arrivati in via Gallarate hanno trovato una giovane ragazza rumena. L’hanno costretta a salire in auto e stuprata, costringendola ad avere rapporti orali con uno di loro. Denunciati grazie alla segnalazione di un connazionale della ragazza, i due militari hanno affermato "Abbiamo fatto una stupidaggine".


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