Felice Anicito


Aveva sei mesi che Felice Anicito era agli arresti domiciliari.
Una sera di un paio di anni fa tuttattorno il palazzo si presentò lesercito. Cerano quacche dieci macchine della polizia vicino al portone e una ventina di carusazzi con il cappuccio e il mitra che acchianavano di corsa le scale facendo voci.
Nessuno degli inquilini poteva entrare o uscire dalla propria casa pecché adue adue i polizziotti serano fermati in ogni piano. Cinque di loro se ne andarono invece a demolirici la porta.
Lui non voleva aprire. Diceva che se entravano sammazzava. Ma loro se ne fotterono. Scassanu tutti cosi con l'accetta e se lo portarono di forza.
Anicito era figghiu di un paesano. La sua famigghia era venuta a Catania pecché il padre era entrato al comune e subito ciavevano dato la casa popolare. Un giorno però a quel mischino lavevano trovato incaprettato vicino al cimitero pronto per la tomba come un paccorialu.
Quaccuno mi disse che non ciaveva voluto fare un favore allassessore che laveva fatto lavorare. Io penso che invece sera messo in testa di fare tutto quello che voleva senza chiederci il permesso a nessuno.
Così erano rimasti soli sua moglie e so figghiu di quattro anni.
Quandera giovane Felice era sempre in giro a fare festa. Conosceva a tutti e parlava in continuazione. Diceva minchiate e cose serie. Bazzellette e vanterie. Senza mai fermarsi. Lo sapevano tutti caricugghieva le borse dalle parti di Corso Italia ma con noi era stato sempre una persona squisita.
Ogni tanto partiva in vacanza e quacche volante passava a spiarici a sua madre per sapere dovera. Forse faceva carriera pecchè quando tornava era tutto abbronzato e chinu di regali.
I suoi amici lo chiamavano Cedda.
Non ci voleva molto a capire il motivo. Era giniusu e con il portafoglio a mantice. E poi anche la signora Nunzia un giorno parlando mi disse che tanti fimmineddi di sua conoscenza per curiosità nalliccata al cono di Felice celavevano data ma quasi tutte serano scantate di fari chiossai. Assupicchiava troppo materiale per un travagghiu pulito. Nunzia mi raccontò tutte queste cose ridendo e io non ci vosi spiari di più. Ma non è questa la cosa importante. Pecché alla fine Anicito si maritò lo stesso. Una bella carusa del suo paese che venne ad abitare al quarto piano vicino alla casa di sua madre.
E' stata lei oggi a trovarlo che pinneva dal tetto.
Erano sei mesi che non usciva. Erano sei mesi che diceva che stava impazzendo. Ora finalmente poteva stare mutu.

Fonte immagine: http://lubna.altervista.org

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