Sul fare finta



Eravamo da poche settimane in campagna.
Sul retro della vecchia casa colonica dei fili, tenuti su da nodosi e robusti pali di legno, ci aiutavano a tenere il passo alla voglia di inzaccherarsi dei bimbi. Una lotta continua! Quel giorno, complice un mattutino acquazzone, potevamo dire di aver vinto: i fili erano vuoti, a parte le mollette di legno ad essi attaccate.
Solo nel tardo pomeriggio Giulio uscì da casa. L'aria, già molto calda nelle ore precedenti, si era un po' rinfrescata. Io lo osservavo, col volto soddisfatto e attento del buon padre di famiglia, dalla finestra al primo piano che dava sul noceto.
Si avvicinò allo spartano stenditoio e credetti, dapprima, che volesse divellerne uno dei sostegni ma, evidentemente, ciò non era nelle sue forze, o nelle sue voglie, poiché presto parve rinunciarvi. Quindi la sua attenzione fu attirata dalle mollette.
Ne staccò quattro montandole a croce, poi vidi la sua opera volare.
Poco dopo si avvicinò la sorellina, trattenuta fino a quel momento in casa da una fiabesca conserva di frutta. La piccola guardò il lavoro del suo modello estivo preferito e subito tentò, per pronta emulazione, di afferrare quelle mollette così magiche. Non riuscendo nel suo intento chiese al fratello di aiutarla.
Giulio le offrì temporaneamente il proprio velivolo poi, costruitone uno nuovo, si accinse a tornare a giocare. La bimba, però, con gesto veloce aveva già distrutto, in leale combattimento, il primo aeroplano. Lo stesso che brevemente, aiutato dalla sua mano sinistra, aveva volteggiato nell'aria. Il fratello rise, poi, rimontati velocemente i pezzi necessari, partì per un nuovo giro di perlustrazione.
Un piccolo laghetto, una pozza, attendeva gli stessi oggetti che, in quel momento, il leggero vento della fantasia aveva trasformato in barche e che solo a fine giornata ci avrebbero nuovamente aiutato a smaltire il duro lavoro della nostra lavabiancheria.

Fonte immagine : Kandi blog

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