novantanove parole, ché cento son troppe

Il primo giorno arriva, per caso.
Ammalia con aguzzi fili d'oro.
Chi sarà quella giovane balia?
Quali i segreti di quel ghirigoro?
Il secondo svanisce che è luce,
faunesca rissa di corpi; mentre
il terzo silenzio produce, del quarto
ceppo: storpio tra storpi.
Il quinto è annuncio d'inverno,
di mele mature, riposo epico
per mosche e paure.
Il sesto richiede d'ogni cosa il conto,
e ringrazia, profano agli sguardi.
Non sai se alba
o estremo tramonto
sia quel pensare a tutti i ritardi.
Poi la fine, che sette son tanti,
fobia d'ogni inezia, un altro giorno.
Avanti.

14 Settembre 2001

Commenti

  1. complimenti, bel blog e bellissimi e curatissimi testi! ;-)

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  2. Grazie, son contento che lo scriva chi, come te, sa narrare con grazia :-)

    Ciao, Dario

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  3. grazie, mi oiace il tuo complimento! :) a presto

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