[Alfredo] Western Stories



La bimba, seduta a cassetta sulla diligenza di plastica, tira le redini di quattro cavalli neri e ride sballottata da sussulti automatizzati, sempre uguali agli occhi degli adulti, sempre diversi.
La madre, con un tatuaggio di piume, è poco lontana, gli occhi e le mani sul cellulare, attende di caricare un nuovo gettone in quella macchina infernale che le assicura qualche minuto di riposo, ma nel frattempo parla degli acquisti e dell’amante con l’amica  forzando le parole fino a farne una trama rumorosa di menzogne. Una coppia di ragazzini si esplora senza pudore su una delle panchine poste di fronte ai negozi, le altre sono quasi tutte terra di conquista di vecchi abbandonati o di mariti che fumano insofferenti.
Alfredo non ricorda bene perché sia finito lì, o meglio lo sa ma la cosa ha perso per lui ogni importanza. Vorrebbe abbandonare subito quel luogo, ma è contro la sua natura fuggire. Cammina lentamente allora, le mani dietro la schiena e un cappello leggero a proteggere dal sole che scalda la pista.
Ovunque voci e pessima musica in sottofondo. La gente è accaldata, i maglioni mattutini spariscono attorno ai fianchi dei ragazzi o si affacciano profumati dalle borse delle signore quasi a chiedere aiuto, quasi fossero stati rapiti. La primavera, improvvisa, è arrivata.

Fonte immagine: “al centro commerciale day” by Luca Biada is licensed under CC BY 2.0

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