[Alfredo] Panchine


Alfredo cammina. E’ sulla via principale della città in questa giornata di luce, di primo tepore. Il suo passo è lento: non ama correre Alfredo. E poi correre verso cosa, verso dove?
Qualcuno lo supera urtandolo o gli arriva addosso distratto, ma lui non se la prende troppo. Vuole solo arrivare in piazza, sedersi un po’ a leggere il giornale, guardare passare la gente. Non lo fa da tempo. Ultimamente si è limitato a gironzolare nel quartiere vicino casa o al massimo ad arrivare al parco più vicino.
Quando finalmente lo spazio si allarga, Alfredo scopre che  sono sparite tutte le panchine. Per sedersi ora bisogna utilizzare le sedie ai tavoli dei bar o i pochi gradini che portano al piedistallo del barbuto. Alfredo scarta quest’ultima possibilità. Non ha più l’età e non c’è più spazio tra quei ragazzi che a gruppetti giocano a definirsi. Così decide di  tornare verso la fermata del bus, verso casa.
All'angolo della piazza, sul lato opposto a quello da cui è arrivato, un tavolo con delle bandiere. Qualcuno fa firmare i passanti, qualcun altro distribuisce volantini “contro il degrado”.
Alfredo porta subito la mano in tasca come a cercare qualcosa, poi gli torna in mente che è passato ormai tanto tempo. Stringe, allora, solo il pugno a ricordare e porta gli occhi verso le luci delle paline informative. Anche oggi l’autobus è in ritardo.

Fonte immagine: “Garibaldi in Anghiari” by Monica Arellano-Ongpin is licensed under CC BY 2.0

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