[testimonianze] Garibaldi -22-

E invece arriva puntuale. Andrea è splendida e il posto sembra molto carino, non sono mai stati qui.
“Finalmente il tuo capo si è deciso a cambiare”
“Dici qui? Sì, sembra carino. Entriamo?”
“Entriamo “
Andrea si è preparata al meglio, sono in tanti a voltarsi per osservarla. Lei non dà loro importanza, non le interessa niente altro che legare a sé l’uomo che le sta accanto.
Alberto attende che lei si sieda prima di farlo a sua volta. Andrea ha sempre amato queste cortesie fatte con naturalezza, come fosse semplicemente giusto così.
“Hai pensato a questa estate?”
Glielo ha chiesto prima ancora di controllare il tavolo dei suoi sorvegliati. Non è riuscita a resistere, anche se sa già la risposta
“Sì”
Alberto lo ha detto di fretta quasi sperando che quel monosillabo potesse portare ad altri argomenti, ma Andrea non molla.
“Andrai con lei?”
“Con loro Andrea, andrò con loro”
“E noi?”
Il viso della donna è quello di una bimba imbronciata e nello stesso tempo spaventata.
“Troveremo il modo di vederci, lo sai. E poi potremo   stare fuori un fine settimana dopo… lei rimane un po’ di più per stare vicino a una sua zia e poi rimangono anche i ragazzi…”
“Non riesco più Alberto”
È come se Andrea improvvisamente avesse abbandonato la sua recita, il vestito seducente, il trucco perfetto, i modi da rotocalco femminile, per lasciare uscire tutta la sua amarezza, la sua rabbia, l’odio.
“Cosa non riesci…”
“Lo sai benissimo, non riesco più così… ti amo troppo per continuare a fare l’amante, per i fini settimana a sorpresa, per gli scampoli, per le scopate fatte di fretta. Non riesco Alberto”
Le parole sono arrivate in fretta, come fossero da tempo ristrette lì, tra i pensieri che emergono e quelli destinati a divenire sabbia. Come se non avessero più tempo prima di morire.
“Ne abbiamo già parlato, lo hai detto anche tu che…”
“Non mi interessa quello che ho detto o che tu hai detto. Ci eravamo appena conosciuti, ora è diverso. Diverso per me intendo, certo non lo so se tu…”
“Ti amo anche io, lo sai”
“No, non lo so affatto… scusami…”
Il telefono squilla inopportuno.
“Sì Carmine, io sono qui… no, loro non sono ancora arrivati…”  

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