[testimonianze] Garibaldi -21-

Achille chiede e ottiene. Gli occhi gli brillano e sorride a volte, altre piange.  
Marisa lo vede che c’è ancora luce anche se è già tardi
“Ciao Achille”
“Ciao Marisa”
La donna procede in fretta. La borsa stretta al braccio destro e la sporta di tela a pesare su quello sinistro.

“Dovrò dirglielo. Sì, glielo dico. Ma come? Aspetterò la fine della cena, forse però è meglio qualcosa di diretto. Potrei avvicinarmi a lui e vedere se mi bacia, baciarlo io stessa. No, no. E se poi non succede nulla? e se lui non ha intenzione? Potrei aspettare ancora… sì, certo! E poi ritrovarmi a fare la perpetua per tutta la vita o magari rimanere sola. No, è meglio che gliene parli. Ora. Oggi. Che male c’è? Siamo adulti. Adulti e vaccinati. se proprio non mi vuole gli dirò che per me va bene pure così. Così come? Ma ci ho pensato? Scommetto che tutto il vicinato pensa che stiamo insieme. E allora? Che me ne frega dei vicini, di quella gente? Se glielo devo dire è per me, mica per i vicini. Ecco. Senti Carlo da quanto tempo vieni qui? Non credi che sia ora… ora di che Marisa? Quello non ti vuole e se non fosse così non credi che ti sarebbe già saltato addosso? Lo sai come sono gli uomini, è inutile che fai la verginella con me…”
Manca poco a casa, non si accorge dell’uomo che le viene incontro, anche lui distratto. L’impatto è inevitabile.
“Mi scusi! Mi scusi!” fa quello mentre raccoglie della frutta e una piccola torta che la donna ha comprato prima di avviarsi verso casa.
“Mi dispiace veramente…”
Marisa lo guarda con compassione, qualcosa le dice che non deve passarsela meglio di lei. Non economicamente, certo, ha una bella giacca e un aspetto molto curato. Anche le scarpe sono belle. Strano per un uomo.
Lo ringrazia e prosegue per la sua strada. “Speriamo che almeno la torta si sia salvata” pensa un attimo prima di ricominciare ad affrontare sé stessa. Anche Alberto, l’uomo in giacca, prosegue il suo cammino.

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