[testimonianze] Garibaldi -20-

Achille si siede sui gradini alla base del monumento e inizia a guardare fisso davanti a sé.
“È questo che vedi?”
“Non è poco”
“Sì, hai ragione. Passa tanta gente da qui. Scommetto che li conosci tutti, magari li hai visti crescere”
“Sì, è vero”
“E loro? Loro si ricordano di te?”
“Pochi. Più che altro servo per gli appuntamenti, o qualche alunno bravo che ha appena studiato la lezione per l’interrogazione a scuola. Però non è stato sempre così. Un tempo passava la banda e c’erano i fiori e le classi dei bambini e il sindaco e le persone illustri. Ti confesso che non ci ho tenuto mai molto. Non che mi dispiacesse, per carità! Questo no, ma sapevo già come sarebbe andata a finire”
“È così per tutti. Per tutti gli umani, intendo”
“Sì credo di sì. E poi, magari alla prossima guerra arriverà qualcuno, qualcosa che distruggerà tutto… e allora, finalmente, toccherà a me sparire”
“Non sarà tanto semplice”
“Sei troppo saggio mio buon Achille, ma il tempo lo è certo più di te. Sai che una volta ci hanno fatto l’amore qui? Proprio dove sei seduto tu?”
“Veramente? Dai racconta…”
“Ragazzi, c’era una delle solite guerre. Ricordo che piovevano le bombe dal cielo. Io mi son dovuto concentrare sull'orizzonte. Non volevo certo star lì a guardarli”
“Certo che anche tu, però… ai tuoi tempi”
“Già, hai ragione”
“E questo buco, qui sulla base? Me lo sono sempre chiesto”
“Un colpo sfuggito al corpo di un uomo. Lo avevano messo qui, sotto di me, ad aspettare la morte”
“Racconta, racconta…”
Achille chiede e ottiene. Gli occhi gli brillano e sorride a volte, altre piange.  
Marisa lo vede che c’è ancora luce anche se è già tardi
“Ciao Achille”
“Ciao Marisa”
La donna procede in fretta. La borsa stretta al braccio destro e la sporta di tela a pesare su quello sinistro.

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