[testimonianze] Garibaldi -8-

“Buon lavoro, Carmì!”

Andrea chiude il cellulare, è ora di prepararsi per uscire. Si spoglia buttando tutto il poco che indossa a terra ed entra nella doccia. Le piace quando non deve chiudersi in ufficio e poi quelle cene le servono per stare un po’ con Alberto, per averlo tutto per sé. È per questo che non ha molta voglia di dire sì a Carmine e uscire con lei e con il suo uomo. La pizza o la cena, le battute, le risate, i “ma dai!” e i “credo che”, i baci di saluto e di commiato, la stanchezza del fingere, il sonno al rientro. Non può sprecare il poco tempo che ha con Alberto per quello.
L’acqua scorre perfetta. Andrea avrebbe voglia di sedersi, sul largo piatto quadrato, incrociando le gambe. Vorrebbe rimanere lì a capo chino, come un narciso attendere che l’acqua scorri, che ogni cattivo pensiero passi. Rinascere.
Le capita a volte di farlo, quando le cose che si affollano nella testa cercano ad ogni costo di fuggire, di manifestarsi senza permesso, di prendere il sopravvento.
Meglio concentrarsi sul lavoro adesso. Esce dalla cabina e indossa subito l’accappatoio per andare a telefonare. Vuole essere sicura che lui ci sia. Il telefono è occupato. “Sarà quella troia della moglie” pensa e subito le torna in mente il giorno in cui lui gliel'ha presentata. Era meravigliosa.
Dall'altro lato della linea Alberto discute delle prossime vacanze estive, dei voti finali dei figli, della zia sempre un po’ malata. Ascolta e ogni tanto dimostra la sua attenzione con domande mirate, con piccoli assensi del capo che non saranno mai visti da nessuno, ma che lo aiutano, ora, a sua insaputa, a non commettere errori, a dare a tutto la necessaria attenzione.  

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