[testimonianze] Garibaldi -6-

Guglielmo era sempre l’unico passeggero a salire a quella fermata. Si era subito presentato all’autista la prima volta che quello aveva azionato la rampa ribaltabile per consentirgli di entrare con la carrozzella. Aveva un percorso e degli orari fissi, come gran parte dei clienti di quella linea. Alfonso lo trovava simpatico per quanto potesse esserlo, per lui, un viaggiatore.
Sistemato vicino alla porta centrale Guglielmo guardava fisso il cellulare e sorrideva. Ad ogni fermata alzava gli occhi e salutava chi saliva e chi scendeva e quelli rispondevano al suo saluto, che tutti avevano imparato a conoscerlo. Del resto, nessuno lo aveva mai visto annoiato o scuro in volto.
“Buongiorno, buon lavoro!” grida forte verso Alfonso quando è il suo turno. Non appena si ritrova sul marciapiede inizia a spingere forte sulle braccia verso l’ufficio. Poche decine di metri intramezzati da saluti, sorrisi e squilli del cellulare. Caffè e cornetto al bar. Biglietto da visita lasciato a un cliente lì per caso.
Guglielmo gestisce un'agenzia di matchmaking che poi quel nome lì è solo una scusa per iniziare a parlare con i possibili clienti perché dire sensale di matrimonio sarebbe brutto. Gran parte del suo lavoro però è tutto fatto con il telefonino. Contatta, scambia, indirizza, ricorda, illustra, smentisce, collega, condivide. Certo poi ci sono le persone in carne e ossa:
“Ecco vede questo grafico? Guardi! Vede questa linea? Queste sono le donne e questi gli uomini, vede? Vede che percentuali, vede che successo?”
Anche con i clienti Guglielmo è un fiume in piena. Li travolge, li stordisce fin quando quelli non cedono e si affidano fiduciosi a lui e alle sue scelte. Tremila euro per un matrimonio, mille e cinquecento per una ricerca annuale. Non è poi tanto per l’affare di una vita.
“Carmine è arrivata l’ucraina?”
“No, dottore. Oggi hanno chiuso gli aeroporti… sa quella storia delle bombe…”
“Bombe, quali bombe?”
“Ma come dottore non ha letto? Non ha visto ieri?”
“Ma ti sembra che io abbia il tempo per queste cose, Carmine?”  E nel dirlo Guglielmo guarda la sua segretaria con un sorrisetto complice. Come se lei potesse veramente capirlo. Come se lei potesse veramente sapere.

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