[testimonianze] Garibaldi -5-

Era una cicatrice strana, rilevata, e non sembrava seguire un percorso netto. Come un rosso meandro gli viaggiava sul corpo e tante volte Marisa aveva immaginato di seguirne il corso sulla punta delle dita, per scoprirne la lunghezza, la foce, la storia.  Erano pensieri veloci che le donavano piccoli brividi e che sparivano non appena lei trovava posto per sedersi.  Alfonso sembrava non essersene mai accorto. Lo sguardo fisso sulla strada, il baffo alla Gable da vecchia locandina.
Alfonso non si accorgeva mai di nessuno. Non che non fosse gentile o che rispondesse male, ma quello era il suo lavoro, punto. E a nulla serviva altro.
Che poi come si fosse ritrovato a fare l’autista non sapeva bene dirlo neanche lui. Era capitato e lui aveva accettato che capitasse. Non si può di certo fare gli schizzinosi quando hai bisogno di lavorare e sei appena uscito dalla galera.
Quando pensava agli anni passati lì dentro Alfonso strabuzzava un po’ gli occhi come avesse bisogno di mettere a fuoco qualcosa di lontano. Certo non era proprio così, anche se Alfonso si esercitava molto per dimenticare quel periodo. Ci dedicava tutto il tempo in cui non era in servizio, mentre sdraiato nella stanza in penombra chiudeva gli occhi per provare a dormire, ma anche a lavoro non rinunciava. Così quando il percorso dell’autobus lo portava davanti alla villa di quel porco del Cantarella, lui dava una occhiata veloce e faceva il punto della situazione.
Era già arrivato a cancellare tutto quelle cose che gli altri, in cella, avevano appeso alle pareti e qualche volto pure era sparito, anche se era solo quello di chi vedeva poco. Il lavoro da fare era ancora lungo. Alfonso pensava che a superare tutto sarebbe stato anche utile passare da lì e comunque lui aveva scelto apposta quella linea. Tanto nessuno ricordava e, soprattutto, nessuno sapeva che era stato lui a sparare.
“Oggi sei in anticipo di due minuti”
“Cosa?”
“Sei in anticipo, dico. Non te ne sei accorto?”
“No, veramente no. Grazie”
“Eh… di nulla, Alfonso. Di nulla”
Guglielmo era sempre l’unico passeggero a salire a quella fermata. Si era subito presentato all'autista la prima volta che quello aveva azionato la rampa ribaltabile per consentirgli di entrare con la carrozzella. Aveva un percorso e degli orari fissi, come gran parte dei clienti di quella linea. Alfonso lo trovava simpatico per quanto potesse esserlo, per lui, un viaggiatore.

Commenti