[testimonianze] Garibaldi -3-

“Più forte! Fai più forza!” gli gridava Carlo e improvvisamente un suono e una vocina erano usciti dal tubo d’alluminio. Achille aveva subito pensato al Genio Blu dei film e invece era arrivata solo una voce da treno in arrivo che gli chiedeva di non fare troppa pressione per non rovinare le setole.  
Aveva mollato tutto ed era andato via che quel gioco poi alla fine era noioso. Carlo lo aveva visto allontanarsi e lentamente aveva ripreso il proprio lavoro che ormai stava per finire.
L’ultimo tratto di strada era quello che portava a casa da Marisa. Veramente avrebbe dovuto farlo per primo secondo le mappe del Comune, ma Carlo aveva sempre proceduto al contrario e nessuno si era mai lamentato.
Marisa era la donna che affettava salumi e prosciutti al supermercato. Otto-dodici e diciassette-ventuno. Erano quelli gli orari della sua vita.  A volte lei aveva tentato di giocarseli quei numeri ma sulle ruote non erano mai usciti o forse sì, che la Marisa era una gran distratta.
“Buongiorno Carlo”
“Ciao Marisa, come va oggi?”
“E come vuoi che vada? Li vuoi questi biscotti con il caffè? La signorina delle presentazioni me li ha regalati ieri a fine turno, dice che loro li buttano”
“Li buttano? E perché mai? Saranno vecchi, forse”
“No, no son buoni! Li ho assaggiati anche io. È la politica della ditta dice, che poi li buttano”
Hanno sempre qualcosa da dirsi Marisa e Carlo che lui passa e si prende il caffè e lei e già quasi pronta per uscire.
“Che fai dormi qui?”
“Se non ti dispiace…”
Ormai è più di un anno che si scambiano quelle due frasi finali.
Marisa era contenta di trovare un uomo e il pasto già pronto al ritorno nella pausa.  Carlo di addormentarsi in un letto caldo che sapeva di Marsiglia.  

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