[testimonianze] Garibaldi -17-

“La zampa! Dammi la zampa!” urla, e Cane lo guarda come se avesse di fronte un imbecille.
  
Non ha mai amato gli umani, però ha imparato a distinguerli: quelli che prima o poi ti daranno cibo e quelli da cui tenersi alla larga.
Altre cose ha imparato Cane nei suoi giri, ogni tanto le ripassa tra una grattata e l’altra.
C’è quella degli umani e poi c’è quella del nome. Non tenerne uno è la regola, lasciare che altri liberamente decidano per te fin quando, per loro, ce ne sia bisogno.
Anche cambiare spesso isolato o quartiere è tra le leggi essenziali per sopravvivere. Cane ricorda ancora quel suo amico eletto dapprima a beniamino della piazza e finito , poi, a far da guardia al gabbiotto di servizio dello spazzino con una catena al collo.
Ecco per il cibo le regole sono più difficili da rispettare, evitare quanto più possibile i rischi non è sempre possibile. Qui viene in aiuto la conoscenza degli umani e l’esperienza: ci sarà sempre un panino che sgocciola o cade, oppure un gelato in mano a un cucciolo piangente. Se proprio va male segnarsi due o tre cassonetti sicuri e la cosa più conveniente.
Sulle cagnette, invece, è meglio non fissarne di regole: annusare, agire, andare. Questo può bastare. Lui quando ne ha bisogno fa un giretto al parco. Stare tanto lì non conviene, ma ogni tanto si può rischiare.

Ora è il turno di questo ragazzino e dei suoi ordini idioti, ma Cane si è già stancato, ha mangiato a sufficienza. Inizia a trotterellare lontano e indifferente fin quando quello smette di seguirlo.
E’ bella questa parte della città, le strade si restringono e le auto spariscono. Si può decidere allora se camminarci in mezzo baldanzoso o accostato al muro in sicurezza. Lui preferisce sempre quest’ultima opzione. Anche gli odori si fanno interessanti. Ultimamente ce ne sono tanti che lui non ha mai sentito e parole che non ha mai udito. Si ferma ogni tanto a segnare e a guardarsi in giro, attento sempre ad ogni movimento dei bipedi.
Improvvisa una fitta alla gamba. Qualcosa deve averlo colpito. Come una pietra, ma non ne vede attorno a sé. Inizia a leccarsi la ferita. C'è sangue. Zoppica. Per fortuna una piccola breccia in un muro, decide di attraversarla, per rintanarsi tranquillo.
“L’ho preso! L’ho preso!”
Da un portone sulla stradina, un uomo grasso esce urlando. Parla con qualcuno poggiato ad una finestra.
“Ma che hai preso Giovanni? Non lo vedi che non c’è nulla?”
“L’ho preso ti dico! C’è anche del sangue?
“Sangue? Da qui non vedo nulla. Sarà del colore”
Il grassone scuote la testa poi ritorna sui suoi passi
“Eppure ero sicuro”
“Dai vieni su. Mi devi una birra”

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