[testimonianze] Garibaldi -16-

La donna si alza e sparisce nell'ombra di un corridoio, ritorna poco dopo con una busta identica a quella consegnata.
“Ecco la ricevuta… signor…”
“Alfio, mi chiamo Alfio. Però tutti mi hanno chiamato sempre Fio…”
“Ecco a lei Fio. Io sono Daniela”

Lo guarda allontanarsi, lo segue con lo sguardo fin quando davanti agli occhi rimane solo il grigio della porta. Anche oggi è una giornata quasi vuota, certo in fondo per lei potrebbe andare bene anche così. Poco da fare, tanto tempo libero… eppure a Daniela non dispiacerebbe fare ogni tanto quello per cui è pagata. Basterebbe anche solo un cliente al giorno. E poi a continuare così per quanto tempo ancora rimarrà aperto quello studio? Certo ci sono i clienti speciali, quelli che cura solo il Notaio. Lei ha visto le fatture. Qualcuna di quelle da sola vale quanto il totale del fatturato mensile del suo vecchio capo.
Daniela sono anni che fa quel lavoro, sa di essere brava. Ma qui, qui non c’è proprio nulla da fare. Non capisce neanche bene perché l’abbiano assunta. Certo è arrivata al momento giusto quella chiamata. La morte del vecchio notaio, l’incidente stradale, non era proprio prevedibile. Erano passati pochi giorni e lei stava iniziando a guardarsi intorno in cerca di altro quando era arrivata la telefonata del notaio Cantone. Aveva visto quell'uomo qualche volta allo studio. Lui e il vecchio sembravano molto amici anche se l’ultima volta si erano urlati addosso così tanto che neanche la porta chiusa era riuscita a coprire l’esplodere delle loro voci.
“Signorina...”
“Mi dica Notaio…”
“Ho bisogno che porti questa all'Ufficio Registro. Cerchi del Dottor Lindo, ricorda?”
“Sì, sì. Vado subito?”
“Sì, penserò io alle telefonate e ai clienti”
Il notaio torna indietro e si richiude nel suo studio. Daniela sistema velocemente la scrivania ed esce.
C’è una piccola nuvola ad accoglierla appena fuori, lei se ne accorge dall'ombra che la circonda e dalla luce che segna i margini di questa. Guarda verso il cielo, poi verso il lato opposto della strada. Un ragazzino gioca con il suo cane.
“La zampa! Dammi la zampa!” urla, e il cane lo guarda come se avesse di fronte un imbecille.    

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