[testimonianze] Garibaldi -15-

L’uomo si ritira. È appena stato assunto, in prova. Lo hanno assegnato ai tavoli interni in questo periodo in cui sono pochi quelli che si lasciano tentare dall'aria condizionata e dalla solitudine. Si chiama Alfio, per una vecchia storia di santi e parentele, ma lui ha sempre preferito farsi chiamare Fio.
Lo chiamava così la nonna quando era piccolo e quel nome gli si era attaccato addosso, anche se era stata una piccola sventura portarlo. Già alle elementari era iniziato il gioco su “fio di una…” che non sarebbe stato poi grave se non fosse stato vero nei fatti, lui però non ci aveva fatto mai caso. Sì, lo sapeva che volevano prenderlo in giro (qualcuno per scherzo e qualcun altro solo per il gusto di fare del male), ma che importanza dare alle parole? L’unica vera pena era che lui quella madre l’aveva vista poco, anzi non se ne sarebbe neanche ricordato il volto se non fosse stato per qualche foto conservata dalla nonna e qualche filmino amatoriale trovato in rete. Era bella sua madre e poi era sempre sorridente. Quando era morta l’avevano sepolta vicino al nonno. “Così faranno pace” diceva sempre la nonna quando andavano a portare loro dei fiori. Ora che anche la nonna è morta e lui è via non ci sarà più nessuno a salutarli ogni tanto.
Alfio attende tranquillo che qualche cliente si decida ad entrare, il padrone alla cassa lo studia un po’, poi lo chiama con un cenno, ha una busta in mano.
“Porteresti questa al 23 di Via dei Cammini? Notaio Cantone. È importante. Fatti dare una ricevuta per la consegna, il notaio già sa”
“Certo, vado subito”
“Sì, ma prima cambiati. Fai presto che qui non rimane nessuno”
“Ok, va bene”
Alfio va a togliersi la divisa per tornare ad essere il ragazzotto venuto dal paese. Mette la busta in tasca ed esce. Deve essere una di quelle buste con tutte le bolle di plastica all'interno. Alfio avrebbe una gran voglia di aprirla e iniziare a farle scoppiare tra le dita, ma si trattiene e imbocca la strada giusta. Sono pochi passi. Il citofono, la segretaria, la consegna, il ritorno. È sulle scale quando ricorda della ricevuta per tornare indietro di corsa.
“Mi scusi…”
“Sì?”
“Avrei bisogno di una ricevuta. Mi è stato detto che era già pronta”
 “Ah! La ricevuta…”
La segretaria lo guarda sorridente, sembra una ragazzina. Alfio nota che non porta anelli e ha delle dita stupende.
“Sì, sì… la ricevuta”
“Un momento”
La donna si alza e sparisce nell'ombra di un corridoio, ritorna poco dopo con una busta identica a quella consegnata.
“Ecco la ricevuta… signor…”
“Alfio, mi chiamo Alfio. Però tutti mi hanno chiamato sempre Fio…”
“Ecco a lei Fio. Io sono Daniela”

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