[testimonianze] Garibaldi -14-

Francesco rientra e attende che il collega prepari il tutto. Si è accorto che la biondina del Mojito gli ha piantato gli occhi addosso. Si è accorto dell’imbarazzo di lei nel vedersi scoperta. Di quel mordicchiare il labbro, dell’accavallarsi nervoso delle gambe. “Come se volesse intrecciare anche l’anima” pensa Francesco.
L’altro, invece, non si era accorto di nulla impegnato, com'era, a sfoggiare sé stesso.

Quando ritorna non è cambiato molto. Lui le sta parlando, lei guarda distratta in giro, la gente passa e li ignora.
“Ecco, serve altro?”
“Niente, grazie”
Francesco si allontana chiamato da altri avventori. I due al tavolo si scambiano un sorriso.
“Ti piaceva?”
“Chi?”
“Il cameriere. Ho visto come lo guardavi”
“Sì? Può essere… no, mi ricordava qualcuno che ho conosciuto”
“Qui?”
“No, no. A casa”
“Ah!”
“Cosa ah?”
“Nulla, nulla. Senti Vika…  ma allora… hai capito? Perché io…”
Le parole iniziano nuovamente a scorrere, lente e incomprensibili per lei. Per fortuna ora c’è qualcosa di fresco a riempire l’anima.
“Scusa, ritorno subito”
“Ok”
L’uomo, quasi per riflesso condizionato, si alza insieme a lei.
“Sei gentile”
Lui balbetta qualcosa, poi torna a sedersi.
Vika procede verso la fine del locale interno. L’antibagno è grandissimo e permette l’accesso ad altre quarte porte.
“E ora?”
La ragazza si ferma perplessa. Non sa dove andare, nessuna indicazione sull'utilizzo di quegli ingressi.
“Non si preoccupi, guardi è questa. Stiamo aspettando le nuove targhette. Dovevano già essere qui…”
“Grazie”
“Di nulla, l’ho vista dirigersi qui e allora ho immaginato…”
“Grazie, veramente… grazie”
“Ah sì… mi scusi”

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