[testimonianze] Garibaldi -13-

Luca canticchia la canzone e dal portafoglio prende i soldi necessari per pagare, poi si rialza e riprende la bici. Dalla tasca cadono per terra cento euro.

Il ragazzo è già lontano, non può accorgersi di quell'uomo che lo chiama, che gli urla qualcosa, ma elegantemente però, che non sta bene farlo in altro modo lì.
Francesco rinuncia a rincorrerlo, consegna la banconota alla cassa e poi ritorna tra i tavolini ad attendere che qualche altro cliente lo chiami.
“Ragazzini – pensa – come si fa a seminare così il denaro?”
È un momento di calma tra poco finirà il turno e potrà tornare a casa. Casa… il luogo in cui dormire, riposare, bivaccare dopo il sabato sera, scopare senza bisogno dell’auto come quando era giù. Eppure non è più casa neanche quell'altra, quella degli amici e dei parenti. Francesco lo sa che è così, lo sa che vivrà nel limbo fino a quando accadrà qualcosa e non ha importanza che quel qualcosa sia una estrazione vincente o una donna o un colpo di fortuna perché tanto non sarà lui a decidere. Lui ha investito ogni risorsa di sé nel trapiantarsi, nell'accartocciarsi in quel lembo di terra, nei “Buongiorno!” mattutini e nei “Buonasera!” a fine turno, nei “Certo, signore” e nel “Posso esserle utile?” sussurrato ai clienti, nella canna del quando si può e nel girovagare notturno, nel vomito poggiato al muro e nella doccia mattutina.
“Mi scusi, mi scusi…”
“Certo signore, mi dica”
“Può portarmi un Mulled Cider? E tu cosa vuoi, amore? Ah, ecco… e un Mojito anche”
“Certo signore, arrivo subito”
Francesco rientra e attende che il collega prepari il tutto. Si è accorto che la biondina del Mojito gli ha piantato gli occhi addosso. Si è accorto dell’imbarazzo di lei nel vedersi scoperta. Di quel mordicchiare il labbro, dell’accavallarsi nervoso delle gambe. “Come se volesse intrecciare anche l’anima” pensa Francesco.
L’altro, invece, non si era accorto di nulla impegnato com'era a sfoggiare sé stesso.

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