Young, un biglietto e un sorriso



Gilda si offre di riaccompagnarlo a casa. L’uscita dal locale è diversa da quella dell’entrata sulla stazione. I due sbucano in un cortile interno di un vecchio caseggiato e da lì escono da un cancello su una strada privata lontana dal traffico. “Tutto ben organizzato” pensa Michele anche se non riesce a capirne il motivo. Mentre percorrono la strada che li porta verso l’auto gli pare di riconoscere qualcuno. E’ il piccolo gnomo con i suoi tic. Questa volta porta ossessivamente la testa in avanti come ad assentire a qualcuno, a qualcosa, e nel contempo scuote disordinatamente le braccia. A Michele ricorda un atleta nel pre gara, pronto a scaldarsi prima di scattare verso il traguardo. L’uomo a momenti si ferma. Il corpo rimane immobile mentre strabuzza compulsivamente gli occhi alzando le ciglia innaturalmente. E’ in uno di questi momenti che gli passano accanto. Gilda è silenziosa da quando è uscita dal locale. Non pare nemmeno notare ciò che la circonda. Lui è troppo ubriaco per farsi altre domande.
In auto la donna cerca compulsivamente una stazione radio. Si ferma al suono di  BoxCar, ma già sono a casa. Michele le dà un piccolo bacio sulla guancia, lei continua a guardare la strada poi riparte in silenzio facendo sgommare  i pneumatici.
La notte passa via in un attimo. Quando si sveglia ha un gran mal di testa e ricordi confusi della sera precedente. Telefona subito a Giulia e questa volta lei risponde.
“Finalmente”
“Finalmente cosa?”
“Finalmente ti ho trovato”
“Veramente io sono passata ieri sera ma tu non c’eri”
“Sì, è vero”
“Hai letto?”
“Ho letto cosa?”
“Hai letto il biglietto?”
“Scusami, di cosa parli? Quale biglietto?”
“Sei il solito stronzo, Michele. Ciao!”
“Giulia… Giulia…”
Lei ha riattaccato e Michele è ancora più intontito. Si spoglia, ché si era addormentato sul divano senza neppure farlo, e posiziona il miscelatore della doccia sull’acqua fredda. Lentamente lascia che il corpo si abitui poi va sotto il getto d’acqua cercando la sferzata che lo faccia riprendere. Muove in fretta le mani a massaggiare il corpo e lentamente riemergono frammenti di ricordi sfuggiti tra un bicchiere e l’altro. Gilda che gli propone di seguirla a casa, una coppia che lo guarda come per valutarlo, il conto salato finale, lo sguardo dello gnomo che si incrocia al suo e il sorriso a metà di quello. “Come fosse possibile farlo – pensa – Già, come fosse possibile farlo”. 




«I'm just a passenger
on this old freight train
I ride the boxcar
through the night
It doesn't matter
where I might get off
I doesn't matter where I lie.

I've been to cities,
I've been to countries
I've left a lover in many towns
I don't care if
I ever get back to
Where I'd already been around.

I'm like an eagle,
I like to fly high
I'm like a snake,
I like to lay low
I'm like a black man,
I'm like a white man
Maybe a red man, I don't know.

I'm just a passenger
on this old freight train
I ride the boxcar
through the night
It doesn't matter
where I might get off
I doesn't matter where I lie.»

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