Porcupine, baci e cene


Michele sta per pagare quando sente lo squillo.
"Pronto"
"Ciao, stai andando?"
"Veramente sì"
"Dai resta lì, posteggio l’auto e ti raggiungo"
Michele si era quasi dimenticato di Gilda, ma decide di attenderla anche se ora non c’è più neanche un posto libero al bar. La cassiera lo guardo con fare interrogativo e lui decide di pagare lo stesso che quello di prima era lavoro.
Gilda indossa un vestito leggero che si adatta al suo corpo come un soffio di vento. Michele guarda quella foglia avvicinarsi e ha un'erezione, immediata, incontrollabile.
"Scrivi ancora?"
La donna fa un cenno indicando il taccuino che Michele tiene ancora in mano e lui di riflesso cerca di nasconderlo imbarazzato.
"No, no. Ho finito per oggi. Prendi qualcosa?"
"Si, grazie"
E' rimasto ancora qualcosa nella bottiglia che aveva fatto mettere da parte. Un nuovo barista riempie loro i bicchieri e serve degli stuzzichini. E' come se il locale si fosse trasformato. Ora accanto al bancone due lunghe tavole ospitano una serie di antipasti che vengono velocemente cambiati appena stanno per finire. Altra gente continua ad arrivare.
"Volete accomodarvi in sala?"
E' la cassiera a fare la proposta. In effetti Michele non si era accorto di quello spazio a disposizione dei clienti. Vi si accedeva da una porta che in precedenza aveva scambiato per quella dei bagni.
Gilda lo prende per mano, attraversano un piccolo corridoio molto buio rischiarato solo dall'uscita finale: una porta con i vetri parzialmente oscurati. Michele ha un attimo di esitazione. Buio alle loro spalle. Proseguono piano fino a raggiungere la fine. Lui cinge con un braccio i fianchi di lei. Sono morbidi. Il suo profumo è delicato e aromatico al tempo stesso. Michele sente la sua erezione aumentare ancora di più. Stringe Gilda a se e ne cerca le labbra. Le bocche si incontrano. Sembrano due ragazzini al loro primo bacio. Lui sta per alzarle la gonna, ma lei lo ferma.
"Non correre. Non ora"
Fanno un altro passo. Superata la seconda porta, luce e una lieve sensazione di freddo. Michele non può fare a meno di notare i capezzoli di lei indurirsi sotto il vestito. Sono in una sala molto grande. Michele si domanda come non abbia fatto ad accorgersi dell'arrivo di tutta quella gente. I tavoli sono pieni, un efebo li accompagna con cortesia.
"I signori desiderano cenare?"
Gilda e Michele si guardano un attimo e il loro sorriso a dare la risposta. Nonostante il numero di persone presenti l'ambiente è molto tranquillo. Una leggera musica in sottofondo. Riconosce i Porcupine Tree, li aveva scoperti da poco e gli erano piaciuti subito. Nel locale quasi solo coppie variamente formate, non più di tre persone comunque. Molti sguardi innamorati, eccitati. Dita e sguardi che si sfiorano.
"Dove mi hai portata?”
"Francamente non ne ho idea" confessa Michele.
Nelle tre ore precedenti aveva totalmente ignorato l'esistenza di quel luogo e ora però non gli dispiaceva trovarsi lì.






«Waiting to be born again
Wanting the saddest kind of pain
Waiting for the day when I will crawl away
Nothing is what I feel
Waiting for the drugs to make it real
Waiting for the day when I will crawl away
Waiting to be disciplined
Aching for your nails across my skin
Waiting for the day when I will crawl away»

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