Mississippi, ombrelloni e partite


Seduto a un tavolino, sotto un ombrellone a righe da gita a mare familiare, Michele può osservare tutto quello che lo circonda.
“Lager o stout?”
La ragazza sorride, lo guarda e attende paziente la risposta. Chissà se è a causa della pancia che mi ha fatto quella domanda, pensa Michele. Forse per la sicurezza nel chiedere una birra non appena lei gli si è avvicinata, forse per dispetto. Che poi in questo momento Michele non desidera altro che stare lì a guardare il mondo. Un leggero venticello ha rinfrescato l’aria e Giulia gli ha confessato di amarlo. Anche questo lavoro non è male. Forse ha solo iniziato a crederci di più.
Il chiosco bar è in legno, abbastanza grande da permettere a due persone all’interno di lavorarci con tranquillità. Intorno una decina di tavoli serviti da una ragazza. I clienti veloci sostano poggiandosi al bancone finestra. Ordinano caffè ma soprattutto gelati e bibite. Michele si sorprende a vedere come i consumatori maggiori siano ragazzi, adolescenti. Si aspettava soprattutto dei bambini, ma forse quello non è l’orario giusto o il parco giusto. Lui si è seduto ai margini del piccolo anfiteatro di tavoli. Osserva, prende appunti, legge.  C’è anche della musica, ma per fortuna non ad alto volume. Non è una radio, nessuna pubblicità viene trasmessa e questo non sarebbe possibile. I pezzi proposti però non sono male, anzi. Dell’ottimo blues con una predilezione per John Hurt, il vecchio Mississippi. Arriva anche “I'm Satisfied” e Michele non può che essene contento. Voci arrivano dal grande ovale verde vicino. Si gioca a frisbee sul prato. Una vera partita.  I contendenti si lanciano il piatto fino ad arrivare a due linee immaginarie che segnano la fine dell’area avversaria, ogni volta che l’ultimo passaggio si compie si guadagna un punto. Si chiamano ad alta voce tra loro, marcandosi o liberandosi dagli avversari con scatti improvvisi, ma non sono ammessi contatti fisici o almeno così sembra a Michele che cerca di decifrare le regole di quel gioco.  Sono squadre miste. Universitari ipotizza, a giudicare dall’età.
Il tempo passa in fretta e le cose da segnare sono tante. Michele ha organizzato tutto costruendo delle colonne per i prodotti più richiesti. Alla fine vincono le lattine di Coca-Cola seguite da vicino dai Cornetti Algida e dalle Ceres. Ha partecipato anche lui alla conta, anche se non è tra i vincitori, e ora fatica un po’ ad alzarsi. E’ora di andare, comunque. Lui ha finito il lavoro, il parco chiude e, poi, ha voglia di rivedere Giulia. 



«I'm satisfied, tickled, too. Old enough to marry you.
I'm satisfied it's going to bring you back.
I'm satisfied, tickled, too. Old enough to marry you.
I'm satisfied it's going to bring you back.

First in the country, then in town. I'm a total old shaker from my navel on down.
I'm satisfied it's going to bring you back.
I'm satisfied, tickled, too. Old enough to marry you.
I'm satisfied it's going to bring you back.

I pull my dress to my knees, I give my total all to who please.
I'm satisfied it's going to bring you back.
I'm satisfied, tickled, too. Old enough to marry you.
I'm satisfied it's going to bring you back.

I'm satisfied, tickled, too. Old enough to marry you.
I'm satisfied it's going to bring you back.
I'm satisfied, tickled, too. Old enough to marry you.
I'm satisfied it's going to bring you back.»

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