De Gregori, case e fughe


Escono un po’ ubriache dal locale. Vanno prima a casa di Graziana e lì Giulia prende qualche vestito e dei libri per portarli con sé. L’amica l’accompagna con l’auto non prima, però, di aver riprovato davanti a lei i nuovi acquisti e di aver, casualmente, chiacchierato su comuni conoscenze.
“Bene, allora ti lascio” le dice mentre Giulia scende dall’auto.
“Sì, ci vediamo tra qualche giorno al lavoro”
“Ok” risponde Graziana e riparte senza aggiungere altro, chiudendo in fretta per riconquistare un po’ di fresco dentro la vettura mentre già inizia a sudare.
Giulia ha messo tutto in una busta capiente. In realtà non sa dove sistemare quelle sue poche cose e così abbandona tutto sopra il divano, si spoglia e decide di leggere. Non ha voglia di andare da Michele ma prima gli telefona per dirglielo:
“Ciao, dove sei?”
“Mi ero addormentato”
“Ma dai! E dove?”
“Su una panchina. Non ci crederai, ma sai lo gnomo?”
“Quello che incontri spesso?”
“Sì proprio lui. Beh! Gli ho parlato! Cioè è lui che mi ha parlato. Conosceva anche il mio nome”
“E cosa ti ha detto?”
“Di stare attento”
“Perché”
“Non so. Non ho capito bene”
“Ma ti ha minacciato?”
“No, no. Insomma mi sembra tutto così strano”
“Magari ne parliamo, se ti va”
“Sì, ne avrei bisogno. Ora vado non mi sono reso conto che è già tardi, ma tu dove sei? Hai deciso se venire?”
“Non lo so Michele. Credo di no. Sono a casa e leggo. Ho portato qui qualche cosa”
“Bene, a più tardi allora”
“Sì, a più tardi”
Giulia chiude la telefonata e ricomincia a leggere, ma le è passata la voglia. Apre il frigo, ma non c’è quasi nulla a esclusione delle birre e allora si riveste e va a comperare qualcosa. Quando ritorna è ancora perplessa, confusa. Sistema acqua, succhi e yogurt in frigo poi apre una confezione di croccantini al sesamo. Si ritrova a girare in quell’unica stanza, a sollevare fogli, libri e dischi. A osservare la polvere e i muri scrostati. A odorarne l’essenza. Come non fosse mai stata lì. Come fosse la prima volta.
Vorrebbe dare una sistemata a tutto, fare un po’ di ordine, di spazio, ma si trattiene. Non vuole assolutamente senza che ci sia Michele e poi c’è ancora troppo caldo per qualsiasi movimento che superi l’ordinario.
Prende un succo e ritorna sul divano. Quando squilla il telefono è indecisa su cosa fare, ma poi risponde.
“Pronto?”
“Pronto? Ciao! Sei Giulia?”
“Sì, sono io. E tu chi sei?”
“Non ci conosciamo. sono un’amica di Michele. mi chiamo Gilda. mi ha parlato lui di te. sei la sua ragazza vero? c’è Michele?”
“No, ora no. Vuoi che gli dica qualcosa?”
“No, grazie, nulla. magari provo a chiamare un altro giorno”
“Ok! Come vuoi tu”
“Ciao allora. sono contenta di averti conosciuto”
“Ciao”
“Ciao”
La telefonata si interrompe. Giulia prende un altro succo, afferra il libro tra le mani e inizia a leggere ad alta voce camminando nella stanza. E’ una raccolta di poeti del Mediterraneo. Quando finisce le pagine cerca tra i cd di Michele e mette De Gregori ritrovandosi, poco dopo, a urlare il nome di Carmela.
Si sente opprimere in quella stanza, in quella casa. Decide per una doccia poi si riveste ed esce. 




«La cucina era vuota
il bicchiere a metà
l'uomo guardava serio il muro
e poi seguiva il fumo che saliva lento
verso la lampadina
la stagione era quasi finita
l'uomo pensava "questa è casa mia"

Nella stanza del letto
la donna grassa e nervosa
guardava su un giornale a colori
la vita di una donna bionda famosa e ricca
"con qualche anno in meno" pensò
"qualche anno di meno
e lei somiglierebbe a me"

E il tempo passa come una colomba
sulla casa dell'uomo e della donna
dentro una città pulita e violenta
la donna partorì una stella e la chiamò Carmela
figlia di suo padre e sua madre
fiocco rosa da crescere in fretta
rideva quasi sempre
piangere non piangeva mai»

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