Cranberries, sogni e scatole



Michele dorme profondamente. Sta facendo un sogno strano. E’ in una casa che è la sua, ma non è la sua. E’ la loro casa. Di lui e di Giulia. Stanno mettendo dentro delle scatole da trasloco tutti i loro ricordi. Michele non sa come facciano, ma non sono solo oggetti. Sono attimi, momenti. Li mettono via avvolgendoli, schiacciandoli, piegandoli con attenzione. Una parte della stanza è già piena con i cartoni ben sistemati, eppure entrambi sanno che per quanti sforzi facciano sarà impossibile completare il lavoro. Continuano, comunque, e Michele a un certo punto incita Giulia a sbrigarsi, come non ci fosse più tempo. Lei non risponde, continua solo con meticolosità. Ogni tanto però si ferma come se volesse ricordare qualcosa e lo guarda.
 Michele apre gli occhi, con la mano la cerca accanto. Cerca di svegliarsi un po’ per scorgerla nella stanza, poi rinuncia e si riaddormenta. Quando si sveglia veramente è tutto sudato. Il sole illumina stanza e la temperatura deve essere altissima. Giulia non c’è, ma non c’è tempo per pensarci. Mette i Cranberries, apre una birra e poi prepara qualcosa da mangiare. E’ già tardi e deve arrivare fino al parco per il terzo dei suoi appostamenti. Prima però una doccia e un’altra birra gelata.



«Oh, my life is changing everyday,
In every possible way.
And oh, my dreams, it's never quiet as it seems,
Never quiet as it seems.
I know I've felt like this before
But now I'm feeling it even more,
Because it came from you.
And then I open up and see the person falling here is me,
A different way to be.

Ah, la da ah...la...

I want more impossible to ignore,
Impossible to ignore.
And they'll come true, impossible not to do,
Impossible not to do.
And now I tell you openly, you have my heart so don't hurt me.
You're what I couldn't find.
A totally amazing mind, so understanding and so kind;
You're everything to me.

Oh, my life,

Is changing every day,
In every possible way.
And oh, my dreams,
It's never quiet as it seems,
'Cause you're a dream to me,
Dream to me.

Ah, da, da da da, da, la...»

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